ALTA PARTECIPAZIONE
 
VAI AL SITO DI ALTA PARTECIPAZIONE


JOBS ACT: TUTELE PER IL LAVORO AUTONOMO PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   
JOBS ACT: TUTELE PER IL LAVORO AUTONOMO        

                  
La Legge Delega sul Jobs Act, in discussione in queste ore nella Commissione Lavoro del Senato, rischia di rappresentare l’ennesima occasione mancata rispetto al mondo del lavoro autonomo, che come sappiamo comprende un gran numero di giovani.
                            
E' difficile pensare di poter realmente CAMBIARE VERSO quando l’atteggiamento del governo verso lavoratori autonomi e professionisti continua a ricalcare quello dei precedenti esecutivi: nessun impegno nei confronti di oltre 3,6 milioni di lavoratori, in gran parte giovani e donne.                          
Il parere negativo del Governo e la conseguente soppressione degli emendamenti alla Legge Delega sul Jobs Act che volevano rispondere alle esigenze dei lavoratori autonomi in termini di carico previdenziale, maternità, diritti, ammortizzatori sociali, risalta antitetico e contraddittorio rispetto alle dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio quando afferma di volersi occupare anche delle partite iva.            
               
Se si pensa che chi ha una partita iva debba continuare a sopportare autonomamente un carico previdenziale insostenibile, che non abbia diritto né alla maternità né agodere di un minimo di ammortizzatori sociali si abbia il coraggio di dirlo, altrimenti si agisca. Non è più accettabile sentirsi stancamente ripetere che le priorità sono altre, come la peggiore delle tradizioni dell’ultimo ventennio.                             
                          
Per Alta Partecipazione                            
Giorgia D’errico                            
Andrea Dili                            
Federico Nastasi     
 
EQUO COMPENSO GIORNALISTI FREE LANCE UN PASTICCIO ALL’ITALIANA PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   

EQUO COMPENSO GIORNALISTI FREE LANCE

UN PASTICCIO ALL’ITALIANA


In questi mesi abbiamo seguito, aiutati da alcuni parlamentari gli sviluppi dell'attività della Commissione sull'equo compenso per i lavoratori non subordinati in ambito giornalistico, sia perché sollecitati da numerosi gruppi e associazioni di lavoratori free lance, sia per le implicazioni che la conclusione di questa vicenda può avere sugli altri settori del lavoro autonomo in Italia per i quali è stata presentata la proposta di Statuto delle Attività Professionali e una risoluzione per l’Equo Compenso promossa dalla Parlamentare Chiara Gribaudo assieme ai parlamentari PD in Commissione Lavoro. 

Per questo la conclusione della lunga vicenda sull’Equo compenso dei giornalisti free lance ci ha lasciato molte perplessità e preoccupazioni e auspici emersi all'interno della Consulta del Lavoro Professionale della CGIL.

Infatti in gennaio la Commissione sull’Equo Compenso e sotto la presidenza di ha deliberato, secondo noi impropriamente, di delimitare ulteriormente la platea dei giornalisti interessati all’equo compenso per le sole “prestazioni che presentino, sul piano concreto, carattere economicamente dipendente e non sporadico.” Oltre ad essere in contrasto con i compiti affidati alla Commissione dalla Legge in cui non rientra quello di ridefinire la platea dei lavoratori interessati già ampiamente definita dalla norma sull’equo compenso, la Commissione ha definito due termini “economicamente dipendente” e “sporadico” che nel nostro ordinamento non significano nulla e si prestano a interpretazioni e contenziosi infiniti. 

Prima valutazione

La Legge 233/2012 ha una finalità specifica e definisce essa stessa in modo inequivoco quale è il suo ambito d’applicazione:

la presente legge è finalizzata a promuovere l'equità retributiva dei giornalisti iscritti all'albo di cui all'articolo 27 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani e periodici, anche telematici,   nelle   agenzie   di   stampa e   nelle   emittenti radiotelevisive” …

Nel testo di legge non si fa mai accenno alcuno né di altre fattispecie che non rientrino tra i rapporti di lavoro non subordinato, né dell’individuazione del lavoro economicamente dipendente all’interno del lavoro non subordinato.

Dopo la prima impropria delimitazione della platea che già valeva secondo la Legge 233 solo per gli editori che ricevono finanziamenti pubblici l’Fnsi (sindacato dei giornalisti) e la Fieg (Editori) hanno pensato bene di circoscrivere ulteriormente la platea ai soli giornalisti con contratti di collaborazione coordinata e continuativa che abbiano pubblicato come minimo 144 articoli annui di almeno 1600 battute (12 articoli mensili in media) nei quotidiani, 45 pezzi di almeno 1800 battute nei periodici e almeno un articolo di 7000 battute ogni numero per i mensili. In ogni caso l’equo compenso non si applica ha chi ha un reddito inferiore ai tremila euro annui.

Riepilogando. L’Equo compenso, secondo il combinato disposto tra delibere della Commissione e accordi sindacali, non mi si applica se non ho un contratto di cococo, se ho un compenso da attività giornalistica inferiore ai 3000 annui, se non accumulo un numero considerevole di articoli e se quegli articoli sono pubblicati (a discrezione dell’editore) per un numero anche di poco inferiore a quanto stabilito dagli accordi Fnsi/Fieg o per un numero di battute anche di poco inferiori a quelle stabilite nell’accordo. Ma questo solo se ho un contratto di cococo. Se invece ho un contratto di lavoro autonomo o a ritenuta d’acconto (lavoro autonomo occasionale) oltre a tutti questi sbarramenti ne ho altri due. Infatti l’equo compenso in questo caso mi si applica solo se i miei contratti siano durati con lo stesso committente almeno 8 mesi all’anno per due anni e a condizione che il corrispettivo di questo rapporto di lavoro almeno rappresenti almeno l’80% dei miei corrispettivi annui per entrambi gli anni. Oltre all’evidente possibilità del Committente di non superare mai tali limiti, visto che decide lui tempo, qualità e quantità economica della prestazione, è subito chiaro che tutti questi limiti sono stabiliti solo per avvantaggiare la parte già più forte tra icontraenti, l’editore. Esattamente l’opposto dell’obbiettivo indicato dalla Legge 233/2012.

Ma, penserete, almeno chi passa tutte queste forche caudine avrà un compenso dignitoso. Decidete voi. Se mi pubblicano 12 articoli di almeno 1600 battute al mese per 12 mesi ho diritto a 20,84 € a pezzo pari a 250€ al mese. ...

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 16