PARTITE IVA: APPELLO AL GOVERNO E ALLA POLITICA PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   
Domenica 09 Novembre 2014 10:58

               

PARTITE IVA: APPELLO AL GOVERNO E ALLA POLITICA

La somma di 850 milioni di euro indicata nella legge di stabilità 2015 destinata alle partite IVA è in realtà attribuita per la maggior parte alle (micro)imprese (artigiani e commercianti) e penalizza ancora una volta il mondo del lavoro autonomo e professionale. Degli 850 milioni previsti, infatti, ben 500 sono riservati esclusivamente agli sgravi contributivi per artigiani e commercianti, mentre gli altri 350 saranno imputati a sgravi fiscali divisi tra questi ultimi e i lavoratoti autonomi. Ma mentre la soglia per accedere a tali sgravi è fissata fino a 40.000 euro per le microimprese, essa è ridotta a soli 15.000 per autonomi e professionisti. In altre parole anche i 350 milioni residui saranno verosimilmente attribuiti in gran parte ad artigiani e commercianti.

Se si pensa che a partire dal 1 gennaio 2015 tale disciplina andrà a sostituire l’attuale regime dei minimi che per i lavoratori autonomi prevede soglie di accesso più larghe e aliquote più basse si comprende come ancora una volta il risultato netto sarà fare cassa su autonomi e professionisti a favore delle imprese.

Se l’intento reale è favorire le vere partite IVA è sufficiente molto meno: bastano 180 milioni per ridurre l’aliquota previdenziale delle partite IVA iscritte alla gestione separata al livello di artigiani e commercianti (24%). Decida poi il Governo come destinare gli altri 670 milioni.

Le scriventi Associazioni pertanto chiedono:

  1. 1) la fissazione al 24% dell’aliquota contributiva della gestione separata INPS per i titolari di partita IVA non iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati;
Ultimo aggiornamento Domenica 09 Novembre 2014 11:26
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I VERI EFFETTI DEL JOBS ACT SUI PRECARI PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   
Venerdì 07 Novembre 2014 10:51

DOSSIER DELL'OSSERVATORIO DEI LAVORI


 I VERI EFFETTI DEL JOBS ACT SUI PRECARI

Nell’attuale dibattito sul lavoro, tutti usano la lotta al precariato e l’eliminazione delle differenze tra lavoratori stabili ed instabili per giustificare le proprie proposte sul mercato del lavoro ed in particolare sul Jobs Act.

In realtà, guardando le attuali proposte del Governo ma anche quelle di opposizione e minoranza PD il superamento della precarietà appare difficile da realizzare e, talvolta, marginale rispetto ad altre priorità che riguardano, quasi sempre, il lavoro stabile.

Facciamo degli esempi:

Per quanto riguarda gli ammortizzatori se stiamo alla lettera della legge delega l’Aspi in realtà l’universalizzazione degli ammortizzatori sociali, sarà estesa solo ad altri 46.577 collaboratori coordinati e continuativi (quelli con più di 3 mesi di contributi versati). Se dovesse prevalere la nostra teoria che i contratti a progetto verranno trasformati dalle aziende in co.co.co. allora la platea che potrebbe accedere all’Aspi, in aggiunta a quella attuale, crescerebbe fino a 317.656 (46.577 co.co.co. + 267.079 co.pro.). Rimangono esclusi circa trecentomila lavoratori parasubordinati e a partita iva iscritti alla gestione separata, i lavoratori autonomi iscritti all’ex Enpals e tutti i liberi professionisti.

Lo scenario per cui i co.pro. si aggiungono ai co.co.co. porrebbe subito due problemi: il primo sono le risorse destinate all’operazione allargamento Aspi che appaiono limitatissime (i residui del cosiddetto bonus collaboratori); il secondo è che verrebbe meno la trasformazione di massa dei contratti a progetto nel nuovo contratto a tutele crescenti (che come vedremo successivamente rimane più costoso nonostante gli incentivi). Non solo. Una probabile trasformazione dei co.pro. in co.co.co. darebbe alle imprese che vogliono abusare di queste forme di lavoro maggiore libertà di farlo perché toglierebbe quelle regole e quelle tutele introdotte per i co.pro. ed assenti nei co.co.co. (contratto scritto, tutele sociali per malattia maternità e infortuni, regole sui compensi e in caso di dimissioni o licenziamento).

Seguendo questo ragionamento possiamo passare al secondo esempio: il superamento del dualismo nel lavoro con la promozione del contratto a tutele crescenti e gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato che assorbiranno i contratti atipici e precari.

Ultimo aggiornamento Sabato 08 Novembre 2014 16:18
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QUALCOS’ALTRO DA SAPERE…….. PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   
Sabato 08 Novembre 2014 18:24

QUALCOS’ALTRO DA SAPERE…

Giuseppe Casadio ci propone una ricostruzione veritiera (QUALCUNO CHE QUALCOSA NE SA…… pubblicato su questo sito) di un decennio di vicende relative al mercato del lavoro, alle politiche e alle battaglie che hanno ruotato intorno a tale tema. Mi sento solo di aggiungere una considerazione intorno a un risvolto dell’accordo separato sui contratti a termine. Oltre a tutte le novità commentate si procede alla abolizione del diritto di precedenza. E’ la misura più velenosa che si possa immaginare. Per tutti i lavoratori stagionali era scontato il diritto a essere riassunti la stagione dell’anno successivo. E’ stato necessario battagliare nei contratti per ripristinare questo diritto spazzato via con una firma. E’ stato ripristinato anche nella recente legge sui contratti a termine seppure in maniera pasticciata nella procedura di sua attuazione.

La vicenda tuttavia si inquadra in uno scenario fatto di tante altre situazioni e problematiche di una condotta Cgil per  niente affatto convincente.

Provo a descrivere.

Ultimo aggiornamento Domenica 09 Novembre 2014 10:02
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