Settori d'intervento

CHE FINE STANNO FACENDO I FONDI DEL RECLUTAMENTO STRAORDINARIO DEI RICERCATORI? PDF Stampa E-mail
Scritto da luca schiaffino   

Sono trascorsi oramai 4 anni dall'avvio del reclutamento straordinario di ricercatori promosso dal governo Prodi con lo stanziamento di 80 milioni di euro annui.

Ad oggi mancano ancora circa 200 bandi della seconda annualità e quasi tutta la terza (altri 650 posti circa). Eppure i soldi sono già stati versati alle università e si trovano da anni regolarmente nei loro bilanci. Come vengono spesi? La CRUI non ha nulla da dire in proposito? Troppo impegnata a sollecitare l'approvazione del DdL Gelmini?

Intanto ieri il governo ha risposto ad un'interrogazione sulla vicenda presentata dall'On. Manuela Ghizzoni e concordata con l'associazione 20 maggio. Il governo si è presentato in commissione cultura non rispondendo nulla, ma limitandosi a citare circolari che già conoscevamo e a sollecitare la nostra fiducia nel loro operato. Insomma, si sono rifiutati di rispondere.

Ecco un estratto dai resoconti parlamentari:

 

TESTO DELL'INTERROGAZIONE

Per sapere:

Premesso che:

(...)

in base ad una analisi dei bandi pubblicati sul sito web del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca risulta che oltre 200 posti della suddetta tranche risultano tuttora non banditi:

-se il Ministro non ritenga necessario, trascorsi oramai diciotto mesi dalla ripartizione dei fondi, fornire dati certi sugli stanziamenti delle cosiddette «quote Mussi» non ancora utilizzate e sulle motivazioni che hanno condotto gli atenei a non bandire i posti di codesto reclutamento straordinario;

-se ritenga di fissare un termine per l'utilizzo degli stanziamenti delle cosiddette «quote Mussi» e come intenda procedere per la restituzione al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca delle quote che gli atenei non intendono utilizzare e per la loro redistribuzione ad altre università per la medesima finalità

 

TESTO DELLA RISPOSTA del sottosegretario Guido VICECONTE

 

In merito alle risorse per reclutamento straordinario di ricercatori, rese disponibili per gli anni 2007, 2008 e 2009 si riferisce quanto segue

Nell'anno 2007, con i decreti ministeriali n. 565 del 14 novembre 2007, e n. 620 del 30 novembre 2007, sono stati definiti i criteri di ripartizione delle risorse disponibili pari a 20 milioni di euro. L'assegnazione delle risorse medesime, in regime di cofinanziamento al 50 per cento, ha consentito di mettere a bando 1.024 posti per i quali risultano essere quasi totalmente concluse le relative procedure concorsuali ed i soggetti aggiudicatari avere già preso servizio.

Nell'anno 2008, con decreto ministeriale n. 298 del 10 novembre 2008, l'assegnazione delle risorse, pari a 20 milioni di euro, in regime di cofinanziamento al 50 per cento, ha permesso di mettere a bando 1.026 posti. I posti determinati sono, alla data odierna, oggetto di apposito bando.

Da ultimo nell'anno 2009, con decreto ministeriale n. 212 del 24 novembre 2009, 40 milioni di euro, in regime di finanziamento totale, permetteranno di mettere a bando 696 posti, per i quali le procedure sono attualmente in corso.

Si assicura, infine, che il monitoraggio dei posti cofinanziati/finanziati totalmente da parte del Ministero è attento e costante.

 

Manuela GHIZZONI (PD), replicando, si dichiara totalmente insoddisfatta della risposta del rappresentante del Governo che ritiene non possa nemmeno essere qualificata come tale. Auspica innanzitutto che il Ministro dell'istruzione si decida per il futuro a fornire una volta per tutte ai parlamentari risposte degne di questo nome. Aggiunge, nel merito, che nell'atto ispettivo da lei presentato si richiedevano precisi ragguagli in merito allo stato della seconda tranche delle cosidette «quote Mussi», dedicate al reclutamento dei ricercatori, con particolare riferimento alla parte di esse ancora rimaste inutilizzate. Al riguardo, rileva che la risposta del Governo risulta «imbarazzante», visto che ripete dati già in suo possesso e non risponde affatto allo specifico dei quesiti posti. Non si chiarisce in particolare quante delle quote indicate siano state bandite, quale parte di esse residui e quali, infine, siano i tempi previsti per la definizione delle restanti quote. Sottolinea che la situazione sarebbe di per sé solo grave se non si chiedesse anche al presentatore dell'interrogazione un atto di fede, invitandolo a confidare nel monitoraggio attento e continuo del Ministero sul destino di tali quote. Si tratta in realtà di un atteggiamento ridicolo da parte del Governo su una questione assai delicata, sulla quale si riserva di presentare in futuro un nuovo atto di sindacato ispettivo per avere informazioni più precise e dettagliate.