Tesi e contributi

Qui pubblichiamo le tesi e i contributi che gli Studiosi, i Ricercatori e gli studenti hanno pubblicato, oppure hanno prodotto come tesi d'esame all'università dopo un serio lavoro di ricerca ed elaborazione sui temi del lavoro atipico e della precarietà.  



IL LAVORO A PROGETTO: PROSPETTIVE DI RIFORMA PDF Stampa E-mail
Scritto da GIANCARLO CHIANCONE   

 

 

IL LAVORO A PROGETTO: PROSPETTIVE DI RIFORMA

 - FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE -

Corso di Laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali

Anno Accademico 2011/2012

RELATORE

Prof. Francesco Liso

LAUREANDO

Giancarlo Chiancone

 

INTRODUZIONE

Il presente lavoro è dedicato all’analisi degli interventi che l’attuale governo, con il disegno di legge recante disposizioni in materia di mercato del lavoro, intende effettuare sulla tipologia contrattuale del lavoro a progetto.

Nella prima parte del lavoro si effettuerà una ricognizione della disciplina del contratto a progetto, analizzandone sia la normativa originaria che i suoi aspetti applicativi.

Nella seconda parte del lavoro si analizzerà la nuova normativa sul contratto a progetto cercando di evidenziarne differenze e novità rispetto alla normativa precedente. In particolare, saranno messe in rilievo le modifiche sostanziali che sono state fatte rispetto al testo del d. lgs. n. 276 del 2003.

Vi sarà infine un breve approfondimento rispetto alla questione dei call center, e degli effetti che la riforma potrebbe comportare in questo settore.

In allegato si è deciso di inserire i testi dei documenti che sono risultati più importanti ai fini della stesura di questa tesi.

 

LEGGI TUTTA LA TESI

 
Flessibilità e Precariato in Italia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Patrizio Di Nicola, Alessandra Cataldi, Gianluigi Nocella   

Flessibilità e Precariato in Italia.

Indagine sul lavoro precario, marzo 2012

 

Contributo di Alessandra Cataldi, Patrizio Di Nicola, Gianluigi Nocella

 

Introduzione

La tendenza ad identificare la flessibilità del lavoro quasi esclusivamente con l’assenza di vincoli formali e di norme a protezione dell’impiego rappresenta un’interpretazione restrittiva del mercato del lavoro, che trascura dimensioni della flessibilità di assoluta rilevanza, sia per le imprese che per i lavoratori: pensiamo, ad esempio, al part time, alla flessibilità organizzativa e a quella spaziale del lavoro. In Italia l’applicazione della flessibilità si è concentrata su aspetti volti ad “ammorbidire” le tutele a garanzia del lavoro, e a ridurne il costo. Ovviamente, la domanda di lavoro flessibile intesa ad ottimizzare aspetti numerici, temporali e salariali da parte delle imprese ha motivazioni di ordine macro e microeconomiche che sarebbe sbagliato non tenere in considerazione. Tuttavia, la necessità di conciliare le esigenze del sistema produttivo con l’importanza assoluta che il lavoro ricopre nella vita delle persone dovrebbe portare a un modello virtuoso in cui flessibilità e sicurezza non siano necessariamente alternativi. Il costante riferimento al modello danese come esempio di flexicurity ed il paragone alle altre esperienze internazionali insegna, prima di tutto, che riforme del mercato del lavoro mirate esclusivamente a garantire flessibilità, non accompagnate da adeguate forme d’intervento dello stato sociale, trasformano la flessibilità nella trappola del precariato: un mercato del lavoro fluido (alti tassi di turnover, flessibilità in uscita, disponibilità di forme contrattuali a basso costo, anche dal punto di vista fiscale e previdenziale), ma non abbastanza da garantire un reimpiego sufficientemente rapido a chi perde il posto, ed un sistema di tutele incapace di assicurare continuità reddituale e assistenza alle componenti più deboli della forza lavoro. Ciò ha reso l’Italia una fabbrica di lavoro precario in cui i lavoratori, indipendentemente dalla conservazione del posto di lavoro, non sono in grado di sostenersi nel medio periodo con i frutti del proprio lavoro.

Pillole numeriche sul lavoro precario

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