| IO NON HO IL TFR |
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| Scritto da Cristian Perniciano |
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Casomai dopo tre righe saltate tutto, come farei io se non fosse il mio lavoro. “In merito al quesito posto con e-mail del 16/04/10 si precisa che, ai sensi dell'art. 14, commi 4 e 5 del D. Lgs. n. 252/05, le somme percepite a titolo di riscatto della posizione individuale nella previdenza complementare sono soggette ad una ritenuta a titolo di imposta. L'art. 2, comma 9, della legge 153/88 prevede che alla formazione del reddito familiare concorrono altresì i redditi esenti da imposta, quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, se complessivamente superiori ad euro 1032,91. Nel mio lavoro faccio un sacco di cose che per un comune essere umano sono considerate di una noia mortale. Cose che invece per me sono di una bellezza strabiliante. Ma forse di questo dovrei parlarne col mio psichiatra, non in un articolo. Piccola premessa perchè chiunque capisca di cosa parlo.
Tutti i neo assunti, si dice, hanno convenienza a destinare il proprio Tfr, la “liquidazione”, ad un fondo complementare. Perché, quante volte l'abbiamo sentito, la sola pensione Inps non basterà a mantenere in vecchiaia un tenore di vita paragonabile a quello che ci lasceremo alle spalle dopo la fine della carriera lavorativa. Ebbene, quando arriverà il momento della pensione, potremo decidere in che modo percepire le somme che avremo versato nei fondi di previdenza complementare; potremo decidere di trasformare il capitale in rendita, potremo richiedere indietro tutto il capitale (solo a certe condizioni), o una combinazione delle due possibilità. Spero di essere stato abbastanza chiaro, visto che ho sacrificato molte informazioni sull'altare della semplicità. Dicevo, tempo fa ho chiesto all'Inps come si comporta nel caso in cui una persona che ha deciso di richiedere indietro il capitale chieda gli assegni al nucleo familiare, ovvero gli assegni che l'Inps eroga alle famiglie e che sono tanto più alti quanti più sono i membri della famiglia e tanto più bassi all'aumentare del reddito familiare. La legge che regola questi assegni dice che non devono essere considerati tra i redditi “i trattamenti di fine rapporto comunque denominati e le anticipazioni sui trattamenti stessi” (Art. 2 comma 9 Dl 69/88, per la precisione convertito con legge 153/88). L'Inps risponde con l'email che non avete letto per intero(spero per voi). Il senso è che anche le liquidazioni in capitale della previdenza complementare devono essere conteggiate tra i redditi che stabiliscono l'importo dell'assegno al nucleo familiare. La cosa può voler dire due cose: 1)L'Inps non problematizza le domande che gli vengono poste oppure 2)Anche se riscossi tutti in una volta, più o meno come i nostri genitori hanno fatto con la liquidazione, i soldi percepiti dai fondi complementari non sono trattamenti di fine rapporto comunque denominati né anticipazioni sui trattamenti stessi. A questo punto vi dico dove sta la bellezza strabiliante. L'Inps finalmente mi ha detto quello che nessuno mi ha mai voluto dire. IO NON HO IL TFR. Proprio così. Semplice, diretto, burocratico come piace a me. Ci dicono che dobbiamo aderire ai fondi complementari, per integrare la nostra pensione. Giusto. Però dovrebbero dirci anche che per fare questo dobbiamo rinunciare al Tfr. E siccome purtroppo è vero che l'adesione ai fondi complementari è una necessità, questa porta con sé la necessità di perdere il Tfr. Ragazzi, ce l'ha detto l'Inps. Noi non abbiamo il Tfr. Ammettiamolo. L'Inps lo ha ammesso. Sarebbe ora che anche chi ha deciso tutto questo “per il nostro bene” lo ammettesse, una volta per tutte.
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Provate a leggere questa email che mi è arrivata un po' di tempo fa.