| Il pulmino e ... lo scontro tra generazioni |
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| Scritto da Cristian Perniciano |
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“Figlio mio, cosa credi, che le 200 lire per giocare ai videogiochi crescano sugli alberi?”. Il suo costo è di 90 euro. Il nostro gruppo è formato da nove persone. Pagheremo 10 euro a testa ed ognuno avrà usufruito del servizio di trasporto al giusto costo. Immaginiamo invece che un decimo viaggiatore si aggreghi al gruppo e di nascosto entri nel pulmino che abbiamo già pagato. Ecco, questo viaggiatore usufruirà di un servizio che non ha pagato. Usufruirà dello stesso servizio di cui hanno usufruito i paganti. Pur viaggiando gratis. Pur essendo, appunto, un free rider. Immaginiamo però che i free rider del pulmino cominciassero ad essere più d'uno, e magari neanche sempre anziani poveri ed invalidi ma solo furbacchioni che si fanno passare per anziani, poveri e invalidi; allora i passeggeri paganti potrebbero cominciare a pensare che non vale la pena di prendere un pulmino da dieci posti. Se poi, anche a causa di tutti questi imbucati finiscono i posti sul pulmino, e si deve perdere tempo per affittarne un altro, subito preso d'assalto da folle di non paganti al suo arrivo, allora qualcuno potrebbe cominciare a pensare che sia meglio prendere un taxi, che certo costa di più, ma che se te lo puoi permettere sei sicuro di non perdere tempo, e il cui tassista non fa certo salire persone che non pagano, neanche disoccupati, poveri o invalidi.
Finiamola qui col pulmino e cominciamo a parlare del nostro futuro. Anzi, del nostro presente. Ho 31 anni e pago contributi da sette. Parliamo del fatto che i dipendenti trentenni stanno pagando la stessa contribuzione dei dipendenti sessantenni, ma prenderanno una pensione assai inferiore. Una pensione che non sarà certo calcolata in base alla retribuzione dell'ultimo giorno di lavoro, o dell'ultimo semestre, o dell'ultimo anno, o degli ultimi 5 anni come accade ai nostri padri. La nostra pensione sarà calcolata in base alle contribuzioni di tutta la vita, anche di quando, per entrare in una azienda, per cominciare a lavorare, abbiamo accettato di guadagnare 400 euro al mese a collaborazione. Probabilmente anche la generazione precedente iniziava a lavorare a nero, o sottopagata. Ma nella determinazione della pensione questi periodi sono ignorati, per loro. Non lo saranno per noi. Il meccanismo della nostra pensione, del resto, renderà i nostri trattamenti teoricamente autosostenibili. Tanto pagheremo, tanto percepiremo. Le nostre pensioni saranno calcolate con un meccanismo, diciamolo, giusto e corretto dal punto di vista assicurativo. Non dovremo ringraziare nessuno per quello che prenderemo. Ci saremo pagati da soli il nostro biglietto per il pulmino. Il problema è che mentre noi paghiamo il nostro biglietto, con i nostri soldi stanno facendo salire sul pulmino invalidi, pensionati poveri, certo, ma anche una pletora di categorie privilegiate che non ha davvero senso far viaggiare gratis o con lo sconto. Poi dice che a qualcuno viene in mente di prendere il taxi... Non ho certo io soluzioni a portata di mano, o meglio, ce ne sono varie, tutte da valutare, ma ora mi interessa di più focalizzare un principio: i diritti costano, specie in previdenza. Anche se forse è brutto da dire, che ci piace pensare che i diritti non siano un'operazione a somma zero. Che se aumenta il diritto per qualcuno, questo non deve significare un arretramento per qualcun altro, ma anzi, una società più solidale e giusta per tutti. Ebbene, io credo che questo sia vero per alcuni diritti (diritti civili, diritti di cittadinanza, diritto alla conoscenza) ma che sia falso per altri. Ed in particolare mi pare davvero ipocrita pensare questa cosa in merito ai diritti previdenziali, specie dopo che le riforme previdenziali hanno posto i nostri diritti un gradino più in basso rispetto a chi ha iniziato a lavorare prima di noi. E so che anche solo dire questa cosa mi farà passare nel gruppo di quanti “aizzano lo scontro generazionale”. E' davvero interessante. Prima aumenti solo a me il prezzo del biglietto del pulmino, poi se dico che sarebbe giusto pagare tutti la stessa cifra mi accusi di fomentare lo scontro tra generazioni. E mentre mi si accusa di volere questo scontro, si usano i miei soldi per pagare pensioni alte quanto io non potrò avere mai. Non credo che ci sia bisogno di uno scontro tra generazioni, tutt'altro, bisogna invece ricostruire un concetto di solidarietà intergenerazionale, ma credo anche che per affrontare seriamente questo discorso ci sia bisogno di una consapevolezza. Della consapevolezza che, papà, gli euro che l'Inpdap ti accredita sul conto in banca non crescono mica sugli alberi. |


