SOPRAVVIVERE ALLA RIFORMA FORNERO? ECCO ALCUNE RISPOSTE PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   

SOPRAVVIVERE ALLA RIFORMA FORNERO?

ECCO LE RISPOSTE AD ALCUNI QUESITI SULL'INTERPRETAZIONE

DELLA NUOVA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO

IN MATERIA DI CONTRATTI A PROGETTO 

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Domanda. Mi servirebbe un chiarimento in merito al cocopro.

una mia amica, responsabile di una coop sociale, mi ha detto che le cocopro sono utilizzabili dai professionisti che svolgono attività consulenziali, l'importante che non coincida con l'attività che la cooperativa svolge.

Es. nella mia cooperativa svolgo assistenza educativa e, quindi, non possono assumere a co.pro un educatore.

Dunque la mia domanda è:

 

secondo Lei una rsa per anziani che ha nel suo organico molte figure differenti, dal medico all'animatore, può continuare ad utilizzare con i cocopro con gli educatori e con i fisioterapisti (che ogni anno svolgono progetti diversi in base alla tipologia di anziani che si presentano)? Va anche detto che le condizioni dell’appalto ed economiche della cooperativa non consentono quasi sicuramente di trasformare il lavoro in subordinato con il rischio di diversi posti di lavoro oppure, in alcuni casi in cui i lavoratori hanno buone professionalità, il contratto a progetto viene retribuito meglio di quello di un dipendente e sarebbe un danno ai lavoratori avere un contratto subordinato.

Risposta. In verità la nuova legge non dice esattamente come riportato dalla tua amica, anche se è una semplificazione che stanno facendo in tanti, è inesatta e non è certamente lo spirito con cui ha legiferato il parlamento.

Infatti la legge dice che:  "Il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell'oggetto sociale del committente."

Questo significa da una parte che la vostra attività non può essere solo una prestazione oraria: "tante ore ti metto a disposizione tanto mi paghi" ma, almeno una parte del compenso possa essere determinata dai risultati raggiunti oppure che la definizione degli obiettivi del progetto siano in relazione a risultati concreti  e verificabili durante e/o alla fine del progetto.

In secondo luogo che il progetto deve essere reale e nel contratto individuale non ci può essere semplicemente scritto ad esempio che il progetto consiste nell'assistenza agli anziani se la cooperativa si occupa di assistenza agli anziani oppure che  in una cooperativa di assistenza educativa nel contratto individuale dell'educatore (che se il progetto è appropriato si può comunque assumere) non può esserci semplicemente scritto attività di educatore o attività di assistenza educativa come in passato si faceva largamente con i contratti a progetto senza nemmeno sforzarsi di avere un progetto reale su cui basarsi.

Per esempio come dici tu, se il progetto è reale e legato alle tipologie d’anziani che cambiano ogni anno mi pare che non sia difficile trarne un contratto a progetto reale o applicabile in base alla nuova normativa.

In secondo luogo la legge dice anche che le attività che svolgono i collaboratori a progetto non possono essere svolte con modalità analoghe a quelle svolta dai lavoratori dipendenti dell'impresa committente. Pena la trasformazione in lavoro dipendente." Da questa ultima previsione sono però escluse "le prestazioni di elevata professionalità che possono essere individuate dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale".

Quest'altra previsione di legge dovrebbe indurre i datori di lavoro ad attuare due cose.

La prima è tentare di dare ai collaboratori un maggior margine d'autonomia sia d'orario che di svolgimento dell'attività perchè non diventi uguale a quella dei dipendenti.

La seconda cosa è di provare a sottoscrivere un contratto collettivo con il sindacato che consenta di avere dei compensi in linea con quelli dei dipendenti pur potendo avere una parte del compenso collegato ad un risultato finale che si ottiene con il progetto. Per esempio il compimento del trattamento di uno specifico caso in tutte le sue fasi e seguendo il progetto definito inizialmente può dare un compenso in acconti per 11 mesi, se il progetto è annuale, e un saldo finale se il progetto si conclude con una verifica finale di compimento del risultato atteso e, quindi, con tutto il lavoro svolto nei tempi e nella qualità professionale definita con piena soddisfazione della cooperativa e del paziente.

Per finire il nuovo contratto a progetto indica come riferimento minimo dei compensi quelli dei dipendenti a parità di estensione temporale e di affinità della mansione svolta ma con due possibilità diverse. La prima è che ci sia un contratto collettivo sottoscritto dalle organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale che definisca dei parametri specifici.

Questa possibilità è stata data dal legislatore per consentire di gestire quelle situazioni di retribuzione inferiore a quella dei dipendenti sia per portare gradualmente le aziende e i lavoratori più gradualmente al nuovo regime sia per valutare, caso per caso, i costi praticabili senza perdere ulteriori posti di lavoro.

Nel caso di assenza di contrattazione collettiva specifica per le collaborazioni a progetto la legge impone di avere dei compensi non inferiori alle retribuzioni minime previste dai contratti nazionali di lavoro per dipendenti con un profilo professionale equivalente e tenendo a riferimento la stessa estensione temporale (l’orario di lavoro) in cui si è svolta la prestazione.

Per questo, se il contratto a progetto è effettivamente compatibile con le nuove regole determinate dalla riforma “Fornero”, è possibile avere compensi migliori di quelli dei dipendenti senza penalizzare i professionisti che oggi hanno trattamenti economici migliori.

Nel manuale di sopravvivenza dei lavoratori atipici, precari e professionisti, pubblicato sul questo sito, trovi queste indicazioni ed anche un contratto di collaborazione con i consigli su come scriverlo.

Ti allego anche un fac simile su cui scrivere il progetto con alcune note per riempirlo in modo da aiutare la tua amica o i dirigenti della tua cooperativa. VAI AL FAC SIMILE

 

Domanda: è possibile, soprattutto in questo momento di incertezza applicativa della nuova riforma del lavoro, prorogare i contratti di collaborazione a progetto che stanno per scadere?

Risposta: Le mie verifiche e anche i pareri legali che ho assunto mi portano a dire che:

Il contratto a progetto può essere prorogato dalle parti quando la proroga si renda necessaria per la realizzazione del progetto medesimo che non si è concluso nei tempi originariamente previsti perchè il termine indicato nel contratto per la realizzazione del progetto si rivela insufficiente e perdura l'interesse del committente alla realizzazione del progetto stesso.

In tale circostanza, quindi, si rende possibile la proroga del contratto, con il consenso di entrambe le parti, trattandosi di una semplice modifica temporale del contratto il cui oggetto e finalità rimangono comunque immutate.

Va rilevato anche lo stesso DLgs 276/03 parla di "indicazione della durata, determinata o determinale, della prestazione di lavoro." Su questo punto c’è una prassi oramai molto consolidata anche perché questa ipotesi rimane invariata e non modificata dalla Riforma “Fornero”.

Si tratta quindi di capire se ci sono, nel contratto in corso, le condizioni per dichiarare non ancora raggiunto l’obbiettivo finale proposto inizialmente, magari supportato da motivazioni effettive e plausibili, e in caso di risposta affermativa di prorogare il contratto per un periodo sufficiente a raggiungere l’obbiettivo finale inizialmente individuato.

Va aggiunto che la legge, invece, non consente in alcun modo di rinnovare il contratto in essere e quindi se la proroga del contratto oggi in corso non è possibile si dovrà cambiare rapporto di lavoro oppure, se si rimane entro i limiti posti dalla nuova riforma del lavoro, attivare un nuovo contratto a progetto secondo le indicazioni dettate dalla Legge 92/2012 conosciuta appunto come riforma “Fornero”.

 

Domanda. Alcuni giuslavoristi hanno espresso pareri sul contratto a progetto e sul compenso minimo parametrato alla tariffa oraria definito dalla riforma del mercato del lavoro.

Tali giuristi infatti hanno definito il testo della nuova norma (art. 63) abbastanza equivoco, taluno manifestava qualche perplessità sull'impiego del concetto di tariffa oraria considerato che andandosi a misurare la durata della prestazione e necessariamente ad esercitare un controllo sotto questo aspetto, si va a configurare un indice di subordinazione.

Col che, onde evitare possibili problemi di conversione di contratti ad opera dei giudici, hanno indicato che sarebbe meglio prevedere il riconoscimento di un compenso minimo al raggiungimento di un risultato 'base' in termini di performance in relazione al risultato atteso dal progetto. Che ne pensi?

Risposta. A me l'art. 63 non sembra affatto così equivoco quando dice " Il compenso corrisposto ai collaboratori a progetto deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito e, in relazione a ciò nonché alla particolare natura della prestazione e del contratto che la regola, non può essere inferiore ai minimi stabiliti in modo specifico per ciascun settore di attività, eventualmente articolati per i relativi profili professionali tipici e in ogni caso sulla base dei minimi salariali applicati nel settore medesimo alle mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria ovvero, su loro delega, ai livelli decentrati."

Il legislatore sta dicendo in primo luogo che da oggi bisogna tenere conto, nella determinazione del compenso, della particolare natura della prestazione e del contratto e quindi che quel rapporto non può essere più considerato alla stregua del lavoro autonomo con una parità contrattuale fra committente e collaboratore. Della serie se lo chiamano da sempre parasubordinato un motivo ci sarà.

In secondo luogo è proprio il legislatore, che poi lo dice ancora più chiaramente, che ti impone di fare riferimento ai minimi salariali dei lavoratori subordinati per mansioni equiparabili.

Come sai i salari dei lavoratori subordinati sono su base oraria o mensile con divisore orario.

Quindi non c'è modo di ottemperare la legge se non di equiparare le prestazioni orarie di entrambi i rapporti di lavoro.

Ti dirò di più. Se vogliamo fare i cavillosi è più facile che un giudice, sulla base della attuale legge, mi contesti anche in presenza di un accordo sindacale che il lavoratore non ha avuto ciò che la legge imponeva perchè in presenza di una prestazione aggiuntiva che magari alla fine non si raggiunge, piuttosto che dica che quel lavoratore è un dipendente sulla base di un compenso orario equiparato al lavoratore subordinato che la stessa legge mi impone di applicare.

Aggiungo anche che ne la determinazione di un orario ne la determinazione di un compenso orario sono indicatori di subordinazione e sono largamente compresi anche nel lavoro autonomo.

Faccio due esempi: sull'orario di lavoro definito ci sono centinaia di migliaia di lavoratori autonomi e professionisti che definiscono un orario anche in ragione di esigenze dei clienti. Se un avvocato lavora nello sportello anti mobbing per un comune o una ASL che lo paga per quello, lo farà seguendo gli orari indicati dal Committente e comunicati ai cittadini e non in autonomia.

Non per questo è meno autonomo nell'agire la sua professione.

Sulla tariffa oraria, inoltre, ci sono decine di professioni autonome che determinano tariffe orarie per le proprie prestazioni (meccanici, idraulici ecc. Accanto ai pezzi e al materiale, in un preventivo c'è sempre l'orario atteso e il compenso conseguente) per non parlare dei camionisti o categorie simili che hanno addirittura pattuizioni collettive sulla base delle prestazioni orarie contrattate con le imprese committenti.

Ma per tagliare la testa al toro basta leggere la parte successiva della norma in questione:

" In assenza di contrattazione collettiva specifica, il compenso non può essere inferiore, a parità di estensione temporale dell'attività oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto»;

E' lo stesso legislatore che dice che comunque si deve (non si può ma si deve) prendere a riferimento l'estensione temporale della prestazione e metterla, in questo modo, in relazione alla prestazione del lavoratore subordinato per valutarne l'effettiva allineabilità, altrimenti sarebbe impossibile per chiunque valutarne la grandezza ed equipararla visto che, ribadisco, l'unico modo per misurare il lavoro subordinato è di suddividerlo per il tempo prestato.

Senza scomodare poi la Costituzione che parla di quantità e qualità della prestazione eseguita per determinare l'equità di un compenso anche anche per il lavoro autonomo.

 

A cura di Davide Imola (Esperto di Mercato del Lavoro)