OSSERVATORIO SUL LAVORO ATIPICO
Analisi, dati, ricerche e commenti sul mondo del lavoro italiano e in particolare sul lavoro atipico e precario. 

L'Osservatorio del Lavoro Atipico è diretto dal Prof. Patrizio DI Nicola
dell'Università la Sapienza che è anche il Presidente del Comitato scientifico dell'Ass. 20 maggio.   vai al blog di Patrizio Di Nicola


I VERI EFFETTI DEL JOBS ACT SUI PRECARI PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   

DOSSIER DELL'OSSERVATORIO DEI LAVORI


 I VERI EFFETTI DEL JOBS ACT SUI PRECARI

Nell’attuale dibattito sul lavoro, tutti usano la lotta al precariato e l’eliminazione delle differenze tra lavoratori stabili ed instabili per giustificare le proprie proposte sul mercato del lavoro ed in particolare sul Jobs Act.

In realtà, guardando le attuali proposte del Governo ma anche quelle di opposizione e minoranza PD il superamento della precarietà appare difficile da realizzare e, talvolta, marginale rispetto ad altre priorità che riguardano, quasi sempre, il lavoro stabile.

Facciamo degli esempi:

Per quanto riguarda gli ammortizzatori se stiamo alla lettera della legge delega l’Aspi in realtà l’universalizzazione degli ammortizzatori sociali, sarà estesa solo ad altri 46.577 collaboratori coordinati e continuativi (quelli con più di 3 mesi di contributi versati). Se dovesse prevalere la nostra teoria che i contratti a progetto verranno trasformati dalle aziende in co.co.co. allora la platea che potrebbe accedere all’Aspi, in aggiunta a quella attuale, crescerebbe fino a 317.656 (46.577 co.co.co. + 267.079 co.pro.). Rimangono esclusi circa trecentomila lavoratori parasubordinati e a partita iva iscritti alla gestione separata, i lavoratori autonomi iscritti all’ex Enpals e tutti i liberi professionisti.

Lo scenario per cui i co.pro. si aggiungono ai co.co.co. porrebbe subito due problemi: il primo sono le risorse destinate all’operazione allargamento Aspi che appaiono limitatissime (i residui del cosiddetto bonus collaboratori); il secondo è che verrebbe meno la trasformazione di massa dei contratti a progetto nel nuovo contratto a tutele crescenti (che come vedremo successivamente rimane più costoso nonostante gli incentivi). Non solo. Una probabile trasformazione dei co.pro. in co.co.co. darebbe alle imprese che vogliono abusare di queste forme di lavoro maggiore libertà di farlo perché toglierebbe quelle regole e quelle tutele introdotte per i co.pro. ed assenti nei co.co.co. (contratto scritto, tutele sociali per malattia maternità e infortuni, regole sui compensi e in caso di dimissioni o licenziamento).

Seguendo questo ragionamento possiamo passare al secondo esempio: il superamento del dualismo nel lavoro con la promozione del contratto a tutele crescenti e gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato che assorbiranno i contratti atipici e precari.

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ANALISI DEI NUOVI DATI SULLA GESTIONE SEPARATA INPS DEL 2013 PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   

PER COLLABORATORI E PROFESSIONISTI

UN ALTRO ANNO ORRIBILE:

AUMENTA LA DISOCCUPAZIONE, STAGNA IL REDDITO

ANALISI DEI NUOVI DATI SULLA GESTIONE SEPARATA INPS DEL 2013
Osservatorio dei Lavori Ass. 20 maggio - tutelare i lavori 

Direzione Prof. Patrizio Di Nicola (Università La Sapienza) su dati Gestione Separata INPS

CROLLO DELLE COLLABORAZIONI A PROGETTO

I dati Inps ci raccontano il crollo degli occupati tra i parasubordinati: meno 166.867 in 12 mesi (-11,7%). I collaboratori a progetto diminuiscono di  322.101 unità dal 2007 al 2013, e nel solo 2012 passano da 647.691 a 502.834, con una flessione di ben 145 mila unità.

Si tratta di un fenomeno a cui, oltre la crisi, ha contribuito anche la riforma Fornero, la quale imponeva, nel tentativo di aumentare il costo di questi contratti e «favorire» lo spostamento verso il lavoro dipendente, l’introduzione per i collaboratori dei minimi tabellari dei dipendenti. Sin della primavera 2012, prima dell’approvazione della Legge, avevamo segnalato il rischio di perdere oltre 130.000 posti di collaborazione a progetto, senza recupero nel lavoro dipendente, né a termine né a tempo indeterminato (che si è ridotto nei cinque anni della crisi di 1 milione 380 mila), ma semmai con uscita verso il lavoro nero, le false partite Iva o la disoccupazione.

Per evitare questa débâcle sarebbe bastato introdurre – come avevamo chiesto - un periodo anche breve di gradualità nell’applicazione della riforma, dando modo alla contrattazione collettiva di affrontare questo tema. Laddove ciò è avvenuto, come nei piccoli ma difficili settori dei call center e del recupero crediti, ai collaboratori è andata molto meglio.

I PARASUBORDINATI SONO ADULTI. IN CALO I GIOVANI

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