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ABBRACCIATI AL COLOSSEO PER RIPRENDERCI ALLA CULTURA PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   

Abbracciati al Colosseo per riprenderci la cultura

Sotto la pioggia tutti intorno al monumento simbolo: un atto d’amore per i beni del Paese

 pubblicato su L'Unità del 06/03/2011 di Luca Del Fra

 

 

«La difesa della cultura è una battaglia per la libertà», taglia corto dal palco montato davanti l’arco di Costantino il segretario della Cgil Susanna Camusso.

Di fronte a lei, al centro del Foro romano ci sono oltre un migliaio di persone che ieri nella capitale hanno sfidato la pioggia per partecipare all’iniziativa «Abbracciamo la cultura». 

Una distesa di ombrelli e giustacuori arancioni con sopra stampato il simbolo della manifestazione  che ha poi «abbracciato » il Colosseo con una lunga catena umana.
Una manifestazione di affetto per la cultura e di rabbia per lo sfacelo che le politiche culturali 
del Governo Berlusconi, un mix di tagli e demagogia, stanno portando auno dei beni più importanti del nostro paese.
«Non ci ferma nessuno», aveva esordito poco prima aprendo gli interventi dal 
palco Concita De Gregorio, di fronte alle centinaia di persone intervenute malgrado il maltempo: al direttore de l’Unità il compito di tessere la tela degli interventi tra loro all’apparenza molto eterogenei perché «Abbracciamo la cultura» nasce dall’iniziativa di una coalizione che ha visto in prima fila la Cgil, l’Arci, Legambiente, Wwf, Assotecnici, Associazione nazionale archeologi e a cui hanno aderito circa un centinaio di associazioni tra cui la Fnsi e Movem09. 

Mentre anche a Padova, Siracusa, Matera, Selinunte altri simboli della cultura venivano abbracciati, nella capitale l’attrice Benedetta Buccellato parlava di regime senza mezzi termini:  
«Se il fascismo è durato vent’anni, il regime non di 
Berlusconi, ma del berlusconismo va avanti da trenta».
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ha 
spiegato Roberto Natale della Federazione  Nazionale della stampa: «Che le ragazze dell’Olgettina siano le stesse che la televisione ci  presentava nei talk show è il segno di come si voglia imporre una “cultura”.
Oltre ai tagli all’editoria siamo di fronte alla surreale situazione che il primo aprile il 
presidente  del consiglio Berlusconi potrà decidere se la sua azienda di famiglia, Mediaset, potrà comprarsi o no il Corriere della sera ». 

Sul binomio tra cultura e informazione ha insistito anche Camusso:  «C’è una cosa che lega le tante piazze del Paese in cui oggi si manifesta per la cultura: la politica del governo è orientata a tagliare gli strumenti che permettono di avere un’opinione propria.

Difendere la cultura è dire che vogliamo un paese libero, democratico, in cui si possa partecipare». 
Tra la folla Giovanna Melandri, Matteo Orfini e Vincenzo Vita del Pd, che rilancia una legge con il governo: «Per trovare subito i fondi sufficienti a evitare il collasso delle istituzioni culturali italiane, grandi e piccole». Oltre a Giulia Rodano, IdV, Cecilia D’Elia, assessore alla cultura della provincia di Roma. 
Dal palco hanno parlato anche archeologi, tecnici del restauro e della manutenzione dei beni architettonici, davanti a una folla che non sembrava spaventata dalla pioggia. In mezzo a loro, con uno striscione pulito e ordinato come vorremmo fossero i nostri musei e siti archeologici ci sono gli «Idonei del Ministero dei Beni Culturali».  Spiega una di loro: «Abbiamo vinto un concorso, dovremmo essere assunti per tutelare e illustrare 

al pubblico i nostri siti e i nostri musei. Ma oggi il ministero non fa assunzioni ed esternalizza tutto».
Non ha dubbi Concita De Gregorio: «Le piazze che si 
riempiono sono il segno che la gente si è ripresa la delega alla politica, è una responsabilità che è bene si tenga stretta prima che qualcosa cambi nel paese. 

Le manifestazioni che punteggiano il mese di marzo sono qui a dimostrarlo ».
La folla si avvia ad abbracciare il Colosseo: i finti centurioni 
e legionari romani che stazionano davanti all’anfiteatro sono perplessi, poi fanno il tifo anche loro.

«Questo è un atto d’amore verso il nostro paese - così Camusso - e chi non è in grado di capirlo deve andare a casa ».