Dal lato delle politiche attive: la Garanzia Giovani PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristian Perniciano   
Mercoledì 01 Ottobre 2014 13:01

Dal lato delle politiche attive: la Garanzia Giovani


Nell'architettura del jobs act, il cui scopo dichiarato è di migliorare le condizioni di lavoro dei giovani, un importante pilastro è costituito dal potenziamento delle politiche attive per il lavoro.

Iniziamo dicendo che le politiche attive possono essere utili soprattutto a ridurre la disoccupazione cosiddetta “frizionale”, ovvero quella causata dal mancato incastro tra i bisogni della domanda di lavoro con l'offerta. Per essere più chiari, anche un'organizzazione perfetta delle politiche attive non crea posti di lavoro che non siano già presenti o potenziali (e vacanti) nelle aziende.

Ma se già abbiamo scritto che il gran fracasso sull'abrogazione dell'articolo 18 non si giustifica con l'aumento delle tutele per dipendenti precari, collaboratori e autonomi (Visto che il governo presieduto da Renzi ha espresso parere negativo sulle proposte in tal senso di Alta Partecipazione-inserire link a pezzo in merito-), gli stessi dubbi sorgono sulla volontà di potenziamento delle politiche attive.

Perchè se davvero il governo avesse avuto questa priorità, allora una grossa occasione, tra l'altro con finanziamenti europei pari a circa un miliardo e mezzo di euro, ce l'ha avuta e continua ad avercela. Si chiama Youth Guarantee, in italiano Garanzia Giovani, ed il governo ha avuto ed avrebbe tutta la possibilità di gestirla al meglio.

Attraverso le risorse della Garanzia Giovani è possibile attivare tirocini, interventi formativi, completamento dei corsi di studi, iniziative di autoimprenditorialità, e tutti quegli interventi necessari ad attivare i cosiddetti NEET e ad aumentare l'occupabilità dei giovani fino ai 29 anni.

E quali sono i risultati della Garanzia Giovani ai tempi del governo Renzi? Finora un fallimento.

Su una platea potenziale di 2,3 milioni di ragazzi risultano iscritti in circa 180.000, e solo il 15% ha effettuato un colloquio di orientamento. Pochissimi risultano essere i tirocini, solo il 6% delle offerte attivate, che invece in gran parte sono contratti di lavoro a tempo determinato per figure di basso profilo, la cui richiesta probabilmente prescinde l'azione della Youth Guarantee.

Se davvero si sta pensando agli interessi dei non tutelati, dei disoccupati, dei giovani in cerca di lavoro, anziché presentare il jobs act prevedendo “razionalizzazioni”, “riorganizzazioni” o la nascita di una nuova Agenzia, si sarebbe potuto utilizzare meglio l'occasione della Garanzia Giovani. Ma chissà, forse farla funzionare bene non avrebbe alzato un sufficiente polverone mediatico.

A cura di Cristian Perniciano - Ass. 20 maggio

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Ottobre 2014 14:13
 
Licenziamenti. PDF Stampa E-mail
Scritto da Aldo Amoretti   
Mercoledì 01 Ottobre 2014 12:49

Licenziamenti.

Nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo va ridefinito il diritto di precedenza del soggetto licenziato in caso di riassunzioni nella medesima mansione.

Qualora si approdi al superamento della tutela reale nei casi di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo va resa effettiva la protezione per i casi di licenziamento “determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa, della appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacali” (Art. 4 legge 604 del 1966). Quale che sia la motivazione falsamente adottata l’onere della prova resta in carico al datore di lavoro.

Ciò darebbe contenuto normativo alla tesi di Michele Salvati a Marco Leonardi e cioè reintegro seppurein casi estremi quando “le motivazioni economiche sono un pretesto che nasconde motivazioni costituzionali.” (Corriere della Sera 18.9.2014). Del resto come dice Matteo Orfini  “chi ti licenzia per discriminarti non dice che lo fa per quella ragione….” (La Repubblica 23.9.2014).

a cura di Aldo Amoretti

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Ottobre 2014 14:25
 
SUGGERIMENTO PER IL MONDO ACCADEMICO PDF Stampa E-mail
Scritto da Aldo Amoretti   
Lunedì 22 Settembre 2014 16:16

SUGGERIMENTO PER IL MONDO ACCADEMICO


In queste giornate abbiamo sentito e letto una schiera di professori impegnati a predicare la bontà della abolizione dell’Articolo 18 dello Statuto e il bello di tutte le forme di flessibilità. Taluni ragionamenti sono accettabili; altri sono campati in aria e hanno poco a che fare con la realtà dei fatti e le sue dinamiche.

Tuttavia rimane irrisolto un problema: signori docenti non limitatevi a fare prediche, dovete dare esempi. La vostra è la condizione  di maggiore rigidità fra quelle esistenti. Nessuna possibilità di licenziamento neppure a fronte di comportamenti infami; nessuna correlazione tra risultati del lavoro e retribuzione.

Dovete ammettere che gli esempi sono sempre  di gran lunga più efficaci delle prediche.

Conosco la risposta. La condizione attuale sarebbe il modo per difendere la libertà di insegnamento.

Figuriamoci Cipputi. Lui ha il problema di difendere la liberta di campare.

 

Aldo Amoretti

21.9.2014

 
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