I VERI EFFETTI DEL JOBS ACT SUI PRECARI PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   
Venerdì 07 Novembre 2014 10:51

DOSSIER DELL'OSSERVATORIO DEI LAVORI


 I VERI EFFETTI DEL JOBS ACT SUI PRECARI

Nell’attuale dibattito sul lavoro, tutti usano la lotta al precariato e l’eliminazione delle differenze tra lavoratori stabili ed instabili per giustificare le proprie proposte sul mercato del lavoro ed in particolare sul Jobs Act.

In realtà, guardando le attuali proposte del Governo ma anche quelle di opposizione e minoranza PD il superamento della precarietà appare difficile da realizzare e, talvolta, marginale rispetto ad altre priorità che riguardano, quasi sempre, il lavoro stabile.

Facciamo degli esempi:

Per quanto riguarda gli ammortizzatori se stiamo alla lettera della legge delega l’Aspi in realtà l’universalizzazione degli ammortizzatori sociali, sarà estesa solo ad altri 46.577 collaboratori coordinati e continuativi (quelli con più di 3 mesi di contributi versati). Se dovesse prevalere la nostra teoria che i contratti a progetto verranno trasformati dalle aziende in co.co.co. allora la platea che potrebbe accedere all’Aspi, in aggiunta a quella attuale, crescerebbe fino a 317.656 (46.577 co.co.co. + 267.079 co.pro.). Rimangono esclusi circa trecentomila lavoratori parasubordinati e a partita iva iscritti alla gestione separata, i lavoratori autonomi iscritti all’ex Enpals e tutti i liberi professionisti.

Lo scenario per cui i co.pro. si aggiungono ai co.co.co. porrebbe subito due problemi: il primo sono le risorse destinate all’operazione allargamento Aspi che appaiono limitatissime (i residui del cosiddetto bonus collaboratori); il secondo è che verrebbe meno la trasformazione di massa dei contratti a progetto nel nuovo contratto a tutele crescenti (che come vedremo successivamente rimane più costoso nonostante gli incentivi). Non solo. Una probabile trasformazione dei co.pro. in co.co.co. darebbe alle imprese che vogliono abusare di queste forme di lavoro maggiore libertà di farlo perché toglierebbe quelle regole e quelle tutele introdotte per i co.pro. ed assenti nei co.co.co. (contratto scritto, tutele sociali per malattia maternità e infortuni, regole sui compensi e in caso di dimissioni o licenziamento).

Seguendo questo ragionamento possiamo passare al secondo esempio: il superamento del dualismo nel lavoro con la promozione del contratto a tutele crescenti e gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato che assorbiranno i contratti atipici e precari.

Ultimo aggiornamento Sabato 08 Novembre 2014 16:18
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QUALCOS’ALTRO DA SAPERE…….. PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   
Sabato 08 Novembre 2014 18:24

QUALCOS’ALTRO DA SAPERE…

Giuseppe Casadio ci propone una ricostruzione veritiera (QUALCUNO CHE QUALCOSA NE SA…… pubblicato su questo sito) di un decennio di vicende relative al mercato del lavoro, alle politiche e alle battaglie che hanno ruotato intorno a tale tema. Mi sento solo di aggiungere una considerazione intorno a un risvolto dell’accordo separato sui contratti a termine. Oltre a tutte le novità commentate si procede alla abolizione del diritto di precedenza. E’ la misura più velenosa che si possa immaginare. Per tutti i lavoratori stagionali era scontato il diritto a essere riassunti la stagione dell’anno successivo. E’ stato necessario battagliare nei contratti per ripristinare questo diritto spazzato via con una firma. E’ stato ripristinato anche nella recente legge sui contratti a termine seppure in maniera pasticciata nella procedura di sua attuazione.

La vicenda tuttavia si inquadra in uno scenario fatto di tante altre situazioni e problematiche di una condotta Cgil per  niente affatto convincente.

Provo a descrivere.

Ultimo aggiornamento Domenica 09 Novembre 2014 10:02
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QUALCUNO CHE QUALCOSA NE SA ... PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Casadio   
Venerdì 07 Novembre 2014 18:17

QUALCUNO CHE QUALCOSA NE SA ...

Siccome molte delle affermazioni correnti nella polemica quotidiana, hanno suscitato alcune 
riflessioni retrospettive in chi,  come Giuseppe Casadio, ha alle spalle esperienze reali che ancora echeggiano oggi e pensando che la sua ricostruzione sia utile e stimoli molte considerazioni sull'oggi, pubblichiamo questo scritto di Giuseppe Casadio.

A chi qualcosa ne sa, risulta più che paradossale ascoltare affermazioni, sussiegose ed autorevoli, secondo cui il mercato del lavoro italiano sarebbe da decenni sclerotizzato, ingessato da regole pressoché preistoriche, difese contro tutti e a tutti i costi da un sindacato incapace di comprendere gli epocali cambiamenti in corso.

La realtà è pressoché opposta; da un ventennio a questa parte si è prodotto un profluvio di norme, aggiustamenti, piccoli o grandi strappi, accordi  stipulati fra questo o quello dei vari governi succedutisi e soggetti sociali presuntivamente rappresentativi, spacciati ogni volta come la grande riforma da tempo attesa. Risultato: un groviglio irrazionale e caotico che costituisce oggi terreno fertile per quasi ogni abuso in danno dei lavoratori, giovani ma non solo.

A chi voglia ragionare con buona coscienza, può risultare utile una sintetica rassegna delle tappe fondamentali di tale devastazione, senza reticenze anche per quanto riguarda le responsabilità principali da attribuire. Alla politica, innanzitutto, ma anche alle rappresentanze imprenditoriali e agli stessi sindacati, tormentati da un ventennio di rapporti unitari difficili e a volte inquinati da gravi cadute di autonomia.

Ultimo aggiornamento Domenica 09 Novembre 2014 10:03
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