GIORNALISTI FREE LANCE: NON C’E’ NESSUN COMPENSO, NE EQUO NE MINIMO. C’E’ SOLO UN COMPENSO EVITATO PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   
Sabato 28 Giugno 2014 13:37

GIORNALISTI FREE LANCE:
NON C’E’ NESSUN COMPENSO, NE EQUO NE MINIMO.

C’E’ SOLO UN COMPENSO EVITATO

In questi giorni si sono susseguite le dichiarazioni a proposito dell’accordo sull’Equo Compenso dei giornalisti non subordinati raggiunto da Fieg e Fnsi e la conseguente delibera del Governo sull’Equo compenso.

Al di là delle valutazioni politiche d’inopportunità e di scarso coinvolgimento dei diretti interessati, sollevate da chi ritiene sbagliato l’accordo e quelle al contrario che lo valutano un passo importante per iniziare un percorso e per migliorare le condizioni attuali di molti lavoratori precari, come Osservatorio dei Lavori vogliamo sollevare un problema oggettivo e tecnico di effettività dell’applicazione dell’equo compenso avendone analizzato e studiato il contenuto.

PRIMA ESCLUSIONE:

L’Equo compenso, secondo l’accordo sindacale, non mi si applica se non si ha un contratto di co.co.co. Secondo i dati disponibili all’INPGI (Cassa previdenziale dei giornalisti)

Nel 2011 i co.co.co. erano il 40% dei non subordinati.

 

2011

%

Co.co.co.

6.911

40,04

Free lance

10.345

59,96

TOTALE

17.256

Elaborazioni Osservatorio dei lavori – Ass. 20 maggio su dati INPGI

Alla fine del 2012 i giornalisti attivi effettivi (cioè con una posizione contributiva all’Inpgi attiva) erano 47.727: 19.319 nel campo del lavoro subordinato e 28.408 fra liberi professionisti e parasubordinati (Co.co.co.). Quindi l’accordo si applica già ad una platea di soli circa 11.363 giornalisti.
Va anche considerato che tra i co.co.co. si trovano molti giornalisti pensionati che continuano a lavorare con questa modalità.

SECONDA ESCLUSIONE

Non si applica il compenso minimo se non si percepisce un compenso da attività giornalistica inferiore ai 3000 annui.

La media annua delle retribuzioni dei giornalisti dipendenti nel 2012 era di 62.459 euro (+0,4% rispetto al 2011). Molto diversi sono i compensi degli autonomi e dei co.co.co.
Il reddito lordo medio degli autonomi, infatti, è di soli 11.278 euro per i ‘’free lance’’, e 8.973 quello dei Co.co.co. (che è addirittura diminuito del 7,5% rispetto all’anno precedente).

Consideriamo che, dai dati LSDI (Libertà di Stampa Diritto all’Informazione), il 48,9% dei giornalisti autonomi ha un reddito inferiore ai 5.000 € e il 18,7% inferiore ai 1.000 €.

Quindi il numero dei lavoratori a cui si applicherà l’equo compenso va ridotto di ulteriori 3.409 persone arrivando a 7.954 giornalisti non subordinati.

Nota comparativa su dati LSDI: La situazione di debolezza salariale del lavoro autonomo in Italia è molto più accentuata che in altri paesi. In Spagna ad esempio il 65,1% degli autonomi hanno redditi sopra i 1.000 euro mensili (attenzione, mensili) (con il 15,7% con più di 3.000 euro al mese), mentre quelli sotto i 1.000 euro sono il 34,9% (di cui 3,4% con reddito zero). Mentre i lavoratori dipendenti italiani guadagnano in media annua 62.459€ se si considerano anche gli autonomi la media dei compensi giornalistici italiani si abbassa a 33.557€. In Inghilterra 28.938 (24.500 sterline), negli USA 30.976 euro (42.000 dollari), in Francia 44.473 euro.

TERZA ESCLUSIONE ...

Ultimo aggiornamento Sabato 28 Giugno 2014 13:56
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L'ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO ORGANIZZA LO SCIOPERO? PDF Stampa E-mail
Scritto da ALDO AMORETTI   
Venerdì 27 Giugno 2014 11:00

L'ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO

ORGANIZZA LO SCIOPERO?

Si apprende (pag. 8 del sole 24 ore di oggi) che l’Ordine dei Consulenti del lavoro avrebbe deliberato norme di autoregolamentazione

del diritto di sciopero della categoria e che tale regolamentazione sarebbe stata approvata dalla Commissione di garanzia

per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Non è perlomeno bizzarro che un Ordine professionali, il cui compito è sorvegliare la categoria a difesa e garanzia degli

interessi degli utenti, si trasformi in sindacato della categoria medesima al punto da organizzare scioperi?

E non lo è ancora di più che la Commissione di garanzia accrediti tale svarione?

Aldo Amoretti

(Vice Presidente Ass. 20 Maggio)

Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Giugno 2014 11:13
 
EQUO COMPENSO GIORNALISTI FREE LANCE UN PASTICCIO ALL’ITALIANA PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   
Lunedì 23 Giugno 2014 21:09

EQUO COMPENSO GIORNALISTI FREE LANCE

UN PASTICCIO ALL’ITALIANA


In questi mesi abbiamo seguito, aiutati da alcuni parlamentari gli sviluppi dell'attività della Commissione sull'equo compenso per i lavoratori non subordinati in ambito giornalistico, sia perché sollecitati da numerosi gruppi e associazioni di lavoratori free lance, sia per le implicazioni che la conclusione di questa vicenda può avere sugli altri settori del lavoro autonomo in Italia per i quali è stata presentata la proposta di Statuto delle Attività Professionali e una risoluzione per l’Equo Compenso promossa dalla Parlamentare Chiara Gribaudo assieme ai parlamentari PD in Commissione Lavoro. 

Per questo la conclusione della lunga vicenda sull’Equo compenso dei giornalisti free lance ci ha lasciato molte perplessità e preoccupazioni e auspici emersi all'interno della Consulta del Lavoro Professionale della CGIL.

Infatti in gennaio la Commissione sull’Equo Compenso e sotto la presidenza di ha deliberato, secondo noi impropriamente, di delimitare ulteriormente la platea dei giornalisti interessati all’equo compenso per le sole “prestazioni che presentino, sul piano concreto, carattere economicamente dipendente e non sporadico.” Oltre ad essere in contrasto con i compiti affidati alla Commissione dalla Legge in cui non rientra quello di ridefinire la platea dei lavoratori interessati già ampiamente definita dalla norma sull’equo compenso, la Commissione ha definito due termini “economicamente dipendente” e “sporadico” che nel nostro ordinamento non significano nulla e si prestano a interpretazioni e contenziosi infiniti. 

Prima valutazione

La Legge 233/2012 ha una finalità specifica e definisce essa stessa in modo inequivoco quale è il suo ambito d’applicazione:

la presente legge è finalizzata a promuovere l'equità retributiva dei giornalisti iscritti all'albo di cui all'articolo 27 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani e periodici, anche telematici,   nelle   agenzie   di   stampa e   nelle   emittenti radiotelevisive” …

Nel testo di legge non si fa mai accenno alcuno né di altre fattispecie che non rientrino tra i rapporti di lavoro non subordinato, né dell’individuazione del lavoro economicamente dipendente all’interno del lavoro non subordinato.

Dopo la prima impropria delimitazione della platea che già valeva secondo la Legge 233 solo per gli editori che ricevono finanziamenti pubblici l’Fnsi (sindacato dei giornalisti) e la Fieg (Editori) hanno pensato bene di circoscrivere ulteriormente la platea ai soli giornalisti con contratti di collaborazione coordinata e continuativa che abbiano pubblicato come minimo 144 articoli annui di almeno 1600 battute (12 articoli mensili in media) nei quotidiani, 45 pezzi di almeno 1800 battute nei periodici e almeno un articolo di 7000 battute ogni numero per i mensili. In ogni caso l’equo compenso non si applica ha chi ha un reddito inferiore ai tremila euro annui.

Riepilogando. L’Equo compenso, secondo il combinato disposto tra delibere della Commissione e accordi sindacali, non mi si applica se non ho un contratto di cococo, se ho un compenso da attività giornalistica inferiore ai 3000 annui, se non accumulo un numero considerevole di articoli e se quegli articoli sono pubblicati (a discrezione dell’editore) per un numero anche di poco inferiore a quanto stabilito dagli accordi Fnsi/Fieg o per un numero di battute anche di poco inferiori a quelle stabilite nell’accordo. Ma questo solo se ho un contratto di cococo. Se invece ho un contratto di lavoro autonomo o a ritenuta d’acconto (lavoro autonomo occasionale) oltre a tutti questi sbarramenti ne ho altri due. Infatti l’equo compenso in questo caso mi si applica solo se i miei contratti siano durati con lo stesso committente almeno 8 mesi all’anno per due anni e a condizione che il corrispettivo di questo rapporto di lavoro almeno rappresenti almeno l’80% dei miei corrispettivi annui per entrambi gli anni. Oltre all’evidente possibilità del Committente di non superare mai tali limiti, visto che decide lui tempo, qualità e quantità economica della prestazione, è subito chiaro che tutti questi limiti sono stabiliti solo per avvantaggiare la parte già più forte tra icontraenti, l’editore. Esattamente l’opposto dell’obbiettivo indicato dalla Legge 233/2012.

Ma, penserete, almeno chi passa tutte queste forche caudine avrà un compenso dignitoso. Decidete voi. Se mi pubblicano 12 articoli di almeno 1600 battute al mese per 12 mesi ho diritto a 20,84 € a pezzo pari a 250€ al mese. ...

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Giugno 2014 17:34
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