RIFORMISTA? MOLTO di Romano Benini
Rubrica a cura di Romano Benini

presentazione di "Italia cortigiana" di Corrado Alias PDF Stampa E-mail
Scritto da Corrado Augias   
di Corrado Augias , Il Venerdì di Repubblica, 12/10/2012
Nella nostra pubblicistica compaiono sempre più spesso saggi dedicati a quell'aspetto particolare del carattere italiano rappresentato, caratterizzato da una certa attitudine servile. Solo per stare agli ultimi casi ricordo il libro di Viroli La libertà dei servi e, se mi è permesso per una volta, anche il mio recente Il disagio della libertà.
A questi si aggiunge ora il bel saggio-racconto di Romano Benini Italia cortigiana pubblicato da Donzelli. L'autore ricostruisce questo rapporto confortevole e molto pericoloso attraverso tre momenti topici e una città: Roma. Benini insegna Politiche del Lavoro alla Sapienza.
Il sottotitolo del volume chiarisce: "Passato e presente di un modello di potere".
Il primo dei tre periodi esaminati è quello della Roma imperiale dove la "cortigianeria" aveva quasi veste istituzionale e dove comunque è stato inventato quel rapporto patronus-cliens che avrà lunghissima vita anche altrove nel mondo. Posso solo accennare ad alcune delle numerose sfaccettature attraverso le quali Benini lo ricostruisce. Le clientele sono persone, famiglie, amici che chiedono protezione e favori assicurando, in cambio, fedeltà al potente in un rapporto per l'appunto di tipo servile. Tra le caratteristiche spicca l'autoreferenzialità, il potere diventa fine a se stesso, privo cioè di altri obiettivi che non siano: "la permanenza al potere del proprio ceto o famiglia". 

Passando dall'età dei Cesari a quella dei papi la situazione non cambia, anzi per certi aspetti peggiora. I grandi papi della tarda antichità, Leone Magno, Gregorio Magno, si distinguono per la loro immensa energia anche politica; per secoli il trono di Pietro è conteso tra le famiglie romane più potenti (oltre che da Francia e Spagna), mentre due donne, Teodora e sua figlia Marozia, "attraverso intrighi, corruzione e violenza riescono a tenere in scacco le sorti del papato". 

Sull'età contemporanea, Benini riferisce episodi rilevanti, traccia un itinerario, ricostruisce alcune regole di comportamento. Nello stesso tempo evidenzia le conseguenze di questo modello che "mette di necessità in secondo piano altri valori come il merito, il risultato, l'efficienza, lo stesso funzionamento delle istituzioni pubbliche". Sono valori che ovviamente esistono però costretti a competere con l'altro, prevalente, del rapporto cortigiano; finendo spesso per soccombere.
 
ATIPICI: QUEI PRECARI DIMENTICATI PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   

 

ATIPICI: 

QUEI PRECARI

DIMENTICATI

IL governo e le forze politiche convergono sulla necessità di ridurre la precarietà e ne discutono al tavolo delle riforme. L’intervento viene tradotto, soprattutto a sinistra e dal sindacato, con una formula: disincentiviamo il lavoro precario aumentandone I costi per l’impresa.

A volte I buoni propositi possono realizzare effetti ben diversi. Forse è uno dei casi, se osserviamo quail sono le conseguenze reali dell’aumento dell’aliquota previdenziale sul lavoro atipico, considerato uno strumento utile per disincentivare il lavoro precario.

In Italia vige una delle aliquote previdenziali più alte d’Europa, che contribuisce al nostro pesante costo del lavoro.


Romano Benini sul Riformista del 1 marzo 2012

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