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Lavoro: fino a 800.000 con 'finta partita Iva', in realtà possono essere subordinati
Sono giovani avvocati o praticanti, pubblicitari, informatici, consulenti, ma anche consulenti aziendali, formatori, traduttori, guide turistiche, grafici, interpreti, bibliotecari, enologi, agenti e rappresentanti, tributaristi, archeologi, redattori editoriali, restauratori, fumettisti. Tutti dentro al variegato mondo delle partite Iva, che in Italia toccano quota 8.800.000.
Tolte le inattive (3.847.000), in Italia rimangono 4.953.000 partite Iva attive. Ma quante di queste nascondono in realtà veri ed effettivi rapporti di lavoro subordinato? Secondo la stime di Isfol Plus sono più di 400.000, ma per l'Associazione 20 Maggio il numero dei soggetti interessati può arrivare a oltre 800.000.
Numeri importanti e non a caso, su questo aspetto e sull'uso spesso improprio che si fa della partita Iva come 'contratto di lavoro', oggi si è appuntata l'attenzione del ministro del Lavoro Elsa Fornero e delle parti sociali, al tavolo di Palazzo Chigi sulla riforma del mercato del lavoro.
Secondo l'Associazione 20 maggio-Flessibilità Sicura che sotto la guida del professor Patrizio Di Nicola, docente all'Università 'Sapienza' di Roma di Sociologia del lavoro, sta conducendo una rilevazione puntuale del fenomeno, elaborando dati Istat, i numeri del 'popolo delle partite Iva' arrivano a 828.000: tanti sono i soggetti che lavorano in Italia per un unico cliente. "Una forma senz'altro 'strana' per un libero professionista -commenta con LABITALIA Davide Imola che per la Cgil si occupa di Professioni, Ordini e Associazioni Professionali- e che mette quantomeno a rischio l'attività professionale".
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