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"Sotto l’articolo 18, niente" PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Riccardi   
Così il Jobs act trascura e penalizza i precari
Avvenire, 4 ottobre 2014

"Sotto l’articolo 18, niente". Parafrasando il titolo d’un film è questo il giudizio sul Jobs Act che viene dal mondo dei lavoratori parasubordinati e a Partita Iva. Almeno da quelli riuniti nell’Associazione XX Maggio, presieduta dall’ex segretario del sindacato europeo Emilio Gabaglio, che raccoglie in particolare giovani professionisti e precari. In un documento hanno dettagliato i dubbi sulle misure contenute nella delega lavoro – in particolare l’allarme per la cancellazione dei contratti a progetto – e soprattutto ciò che manca per dare vere tutele a quel vasto e composito mondo di 3,6 milioni di lavoratori parasubordinati.

I contratti. La revisione delle forme contrattuali, secondo l’associazione è solo ipotizzata nel testo della delega e rimangono esplicitamente citate le collaborazioni coordinate e continuative e i voucher per le prestazioni occasionali per i quali si prevede l’innalzamento dei tetti di reddito. Per ora non si parla di eliminare né le associazioni in partecipazione, né le false Partite Iva.
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IL REINTEGRO? I GIOVANI VOGLIONO MATERNITà E SOSTEGNI PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Riccardi   

IL REINTEGRO? I GIOVANI VOGLIONO MATERNITA' E SOSTEGNI

da Avvenire del 19 settembre 2014

di Francesco Riccardi

L’articolo 18 e il reintegro? Per i giovani non sembra essere questa la priorità sulla quale scatenare l’ennesimo scontro sociale. Non è per difendere questa sorta di «feticcio», infatti, che i ragazzi sono pronti a mobilitarsi quando a mancare sono condizioni minime di tutela come il trattamento di malattia, la maternità, la possibilità di avere un equo compenso e che questo non venga poi dimezzato da un eccessivo carico fiscale e contributivo. Sarà che i giovani oggi sono in gran parte esclusi dal pieno godimento dei diritti riservati solo a una parte dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, ma a scaldarli non è l’ennesimo dibattito sull’articolo 18.

«Lo trovo davvero surreale. Ci sono 3mila casi all’anno di licenziamenti senza giusta causa che finiscono con il reintegro del lavoratore, mentre nello stesso tempo abbiamo 3 milioni e 600mila lavoratori a partita Iva o con contratto di collaborazione, che non solo non godono del diritto al reintegro, ma sono penalizzati in tutto», commenta Andrea Dili, portavoce di “Alta partecipazione”, un cartello di associazioni giovanili vicino al Pd. Lavoratori “atipici” e professionisti che chiedono, invano, attenzione. «Avevamo presentato diverse proposte per dare a questi “imprenditori di se stessi” tutele di base come la maternità, il trattamento di malattia, un minimo di ammortizzatori sociali.

Avevamo chiesto soprattutto di rimettere mano al prelievo previdenziale del 27% (destinato ancora a crescere nel 2015) che grava interamente sui lavoratori. Ma tutti gli emendamenti a questo riguardo sono stati bocciati con parere negativo del governo. Il JOBS Act per noi non “cambia verso” per nulla. E nessuno si mobilita per questo», lamenta Dili.

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