| TRADUTTORI: PAGARE PER LAVORARE |
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| Scritto da Ass. 20 maggio |
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IL CASO: PAGARE PER LAVORARE E PIÙ LAVORI PIÙ PAGHI Una grande multinazionale delle traduzioni ha messo in subbuglio i traduttori italiani. Tale multinazionale si avvale di traduttori freelance in tutto il mondo. Il metodo di lavoro di tale multinazionale finora è stato il seguente: ai traduttori suoi fornitori imponeva l’uso di uno strumento software proprietario per l’esecuzione della maggior parte delle traduzioni da essa conferite ai traduttori. L’uso di tale strumento era gratuito.
Nell’ottobre 2009 la multinazionale annuncia ai suoi fornitori traduttori freelance il prossimo lancio di un’evoluzione del vecchio strumento software proprietario, dove la grande novità è che si tratterà di una piattaforma server basata sul principio “SaaS” (Software-as-a-Service), cioè un software inteso come servizio, dove si paga per l'utilizzo del software in funzione dell’uso che se ne fa. I traduttori si rendono conto che non solo si passerà dall’uso gratuito del software imposto dal committente all’uso a pagamento – tramite abbonamento – del nuovo software sempre imposto dal committente, ma addirittura il costo dell’abbonamento potrebbe aumentare in proporzione alla quantità di traduzioni eseguite. La formula degli abbonamenti non risulta del tutto chiara. I traduttori italiani iniziano a protestare presso la multinazionale, evidenziando che la prospettiva in futuro sarà: pagare per lavorare invece che essere pagati. La multinazionale risponde che il sistema del Software-as-a-Service è estremamente vantaggioso, in quanto il traduttore non deve più preoccuparsi di tutti gli aspetti tecnici legati all’uso di un software; non deve più preoccuparsi degli aggiornamenti, della manutenzione, in più – dato che nel caso del nuovo strumento si tratta di una piattaforma server - non si dovranno più caricare e scaricare documenti, glossari, memorie di traduzione, basterà collegarsi alla piattaforma e gestire qualsiasi progetto di traduzione direttamente all’interno del “cervellone”. Inoltre la grande novità è che, mentre il precedente software della multinazionale poteva essere utilizzato dai traduttori solo per i lavori di traduzione svolti per la stessa multinazionale, la nuova piattaforma potrà essere utilizzata dai traduttori anche per svolgere lavori di traduzione per committenti diversi dalla multinazionale. In pratica è uno strumento liberamente utilizzabile da chiunque per svolgere traduzioni per qualsiasi committente. A loro volta i traduttori controbattono che il discorso del pagamento del “servizio” non può valere in quanto essi non richiedono alcun servizio, bensì sono obbligati ad avvalersi del software da parte della multinazionale stessa. Chiedono chiarimenti circa il sistema di abbonamento: chi sarà soggetto alla formula “più lavori più paghi”? Solo i traduttori che utilizzeranno il software per committenti diversi dalla multinazionale o anche i traduttori che lo utilizzeranno esclusivamente per lavori di traduzione commissionati dalla multinazionale? I traduttori vanno avanti con le loro proteste, scrivono lettere, petizioni. Ma la multinazionale non retrocede. Anzi, comunica che il nuovo strumento sarà a disposizione dei traduttori per un periodo di prova gratuito di 60 giorni, al termine del quale i traduttori dovranno decidere se sottoscrivere l’abbonamento alla piattaforma o meno. Il periodo di prova scadrà a fine giugno. Per quanto a nostra conoscenza a fine giugno circa 100 traduttori italiani saranno costretti o ad accettare le condizioni della multinazionale – pagare per lavorare – o a rinunciare a lavorare per tale cliente. Quello che vogliamo evidenziare è che questo caso estremizza la disparità di potere contrattuale tra committente e libero professionista, nella fattispecie traduttore, quindi libero professionista non riconosciuto, senza rappresentanza istituzionale e pertanto senza alcuna possibilità di essere tutelato come categoria professionale. In generale è già discutibile il fatto che il committente imponga al traduttore l’obbligo di utilizzare un software specifico per svolgere il proprio lavoro. Tranne nel caso in cui vi siano particolari esigenze grafiche e di impaginazione, il traduttore può eseguire le sue traduzioni con svariati tipi di software e dovrebbe spettare a lui decidere con quale strumento preferisce lavorare. L’obiettivo finale è fornire al committente una buona traduzione. Al committente non dovrebbe importare con quale strumento il traduttore l’ha eseguita. La pratica dell’imposizione del software di lavoro viene spesso adottata dalle società di traduzione che si avvalgono della collaborazione di traduttori freelance. Nella maggior parte dei casi, il traduttore è costretto ad acquistare il software richiesto, che però resta di sua proprietà, quindi il traduttore può utilizzarlo quanto vuole, per qualsiasi lavoro di traduzione, destinato a qualsiasi cliente. Poi vi sono alcuni committenti – come la multinazionale in questione – che obbligano il traduttore a utilizzare software specifici di proprietà del committente stesso. Ma in questo caso l’uso del software è gratuito in quanto quest’ultimo viene utilizzato per eseguire esclusivamente le traduzioni per il committente in questione. Finora questa era la prassi adottata anche dalla multinazionale in questione. I traduttori che lavorano per tale multinazionale, dimostrando disponibilità al dialogo, chiedono a quest’ultima per lo meno di non modificare la vecchia prassi; quindi di mantenere gratuito l’uso del software se utilizzato per traduzioni svolte per la multinazionale. A nostro avviso siamo di fronte a molteplici anomalie. Prima fra tutte l’assenza di contrattazione tra le parti, committente e fornitore. La decisione di imporre l’uso del software a pagamento è unilaterale. I singoli traduttori possono protestare come singoli individui, non come entità organizzata, e non hanno pertanto alcun potere contrattuale nei confronti di una multinazionale. Cosa dire poi del fatto che per poter fornire la propria collaborazione al “datore di lavoro” si è costretti a pagare, quando invece si dovrebbe solo essere pagati? Per non parlare del sistema di abbonamento che prevede addirittura che più si lavorerà, più si pagherà. E ribadiamo che deve ancora essere chiarito se tale formula varrà o meno anche per chi utilizzerà la piattaforma solo ed esclusivamente per i lavori di traduzione conferiti dalla multinazionale. Per il traduttore, il software è un bene strumentale e normalmente i beni strumentali più vengono utilizzati, più vengono ammortizzati. In questo caso si verifica esattamente il contrario. Inoltre, in qualsiasi ambito, vige la prassi che più le commesse sono grandi o più si usufruisce di un servizio, più si applicano sconti, condizioni agevolate, tariffe flat. In questo caso ci troviamo di fronte a una prassi opposta. Il nostro timore è che questo caso, se non arginato sul nascere, possa essere il primo di una lunga serie nel mondo del lavoro dei traduttori. |


