| LETTERA APERTA ALLA DIREZIONE PD |
|
|
|
| Scritto da Davide Imola |
|
LE PROPOSTE DEL PD CHE PIACCIONO AI PRECARI In questi giorni, alcuni esponenti del PD hanno chiesto le dimissioni di Stefano Fassina reo, secondo loro, di aver criticato la parte sul lavoro della lettera BCE e l’eventuale introduzione in Italia del contratto unico proposto dal Professor Ichino. Molti commentatori e dirigenti hanno motivato il sostegno al Responsabile dell’Economia e del Lavoro del PD con l’inopportunità di dividere il partito in un momento così difficile. Stefano Fassina deve rimanere al suo posto non perché bisogna dimostrare che il partito sia unito ma perchè è giusto quello che dice: il Partito Democratico lo ha approvato in ben due differenti occasioni pubbliche e, inoltre, i giovani, i precari e la gran parte del mondo del lavoro lo condivide. Per favore, non avanzate più proposte a nome dei precari e dei giovani strumentalizzandoci e usandoci per raggiungere obiettivi che, leggendole attentamente le vostre proposte, non fanno altro che peggiorare le condizioni dei padri danneggiando il presente e anche il futuro dei figli. In questi anni non ci hanno certo rassicurato né la retorica priva di politiche coerenti nel contrastare la precarietà del lavoro, né l’assenza di welfare, né tanto meno l’enorme disoccupazione giovanile.
Non tolleriamo più di essere usati strumentalmente per avanzare una falsa e sbagliata contrapposizione tra garantiti e non garantiti, funzionale solo a semplificare i problemi e ridurre i diritti di tutti. Ormai da oltre venti anni assistiamo a questa pantomima che, periodicamente, scatena settimane di discussioni sulla precarietà, sulla disoccupazione, sui giovani. Una recita vuota che mette al centro di Tg e pagine dei giornali i casi umani della precarietà e della condizione giovanile quando regolarmente, invece, si riducono le tutele dei lavoratori dipendenti a cui i precari un giorno dovrebbero arrivare, si abbassano le attuali e le future condizioni pensionistiche che un giorno i giovani dovrebbero avere, si aggiungono nuove forme di lavoro sempre più precarie senza dare più occupazione e senza introdurre tutele per i lavoratori discontinui, si aumentano i costi previdenziali senza introdurre contrattualmente compensi minimi per il lavoro atipico e professionale abbassando, così, i redditi netti proprio dei giovani e dei precari. Il Partito democratico in questi ultimi due anni ha cercato e creato numerosissimi luoghi di discussione e di decisione sui temi del lavoro. In particolare Stefano Fassina, le persone che compongono il Forum del Lavoro e numerosi parlamentari si sono resi disponibili ad ascoltare e a rappresentare in modo coerente e concreto le esigenze e le aspettative delle associazioni giovanili, dei precari e dei professionisti. Questo lungo lavoro ha fruttato numerose proposte concrete, realizzabili, condivise dai diretti interessati, giovani e precari, e presentante dal PD. Siamo stati coinvolti nelle Conferenze del Lavoro territoriali e abbiamo condiviso il documento votato all’unanimità nella Conferenza del lavoro svoltasi a Genova a maggio 2011. Il contratto unico è, a nostro avviso, una scorciatoia irrealizzabile nelle condizioni sociali ed economiche italiane. Infatti, come si legge nello stesso documento votato all’unanimità: “la soluzione alla precarietà non sta nel “contratto unico” e nella rimozione delle protezioni dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. I numeri indicano che la precarietà con l’art 18 ha ben poco a che fare. Tant’è che i contratti precari sono enormemente concentrati, nelle imprese con meno di 15 dipendenti, ossia le unità produttive fuori dallo Statuto dei Lavoratori. Per combattere la precarietà, è necessaria innanzitutto un’operazione culturale. Dobbiamo archiviare il paradigma sbagliato e subalterno del “meno ai padri, più ai figli”. Al superamento della precarietà è legata anche una parte consistente della capacità di crescita e di produttività del nostro paese. Il motivo principale del grande ricorso alla precarietà è l’abbassamento dei costi del lavoro e dei costi dei diritti, come ha ricordato più volte il Governatore Draghi. Come sostengono Fassina e Bersani, riteniamo sia possibile restituire un futuro alla nostra generazione aumentando il costo del lavoro precario, diminuendo il costo del lavoro stabile, estendendo le tutele sociali in modo universale e premiando chi investe in conoscenza e innovazione. Noi questa impostazione la condividiamo. Parola di giovani, di precari, di professionisti.
Di seguito i nomi dei firmatari e il gruppo o associazione di cui fanno parte: Fausto Raciti (Segretario Naz. Giovani Democratici), Andrea Dili (Dott. Commercialista, portavoce Ass. 20 maggio flessibilità sicura), Salvo Barrano (Archeologo, comitato il nostro tempo è adesso), Giorgia D’Errico (Resp. Naz. Ass. Lavoro & Welfare Giovani) Emanuele Toscano (Ricercatore, Coord. Precari Università) Maria Teresa Altorio (avvocato, Lavoro & Welfare Giovani) Yulian Colabello (avvocato, Ass. 6° piano), Riccardo Sanna (Ass. Generazioninsieme) Mario Castagna (Giovani Democratici, comitato il nostro tempo è adesso), Davide Imola (sindacalista, Resp. Professioni Cgil), Giuseppe Guardascione (chimico, gruppo “precari trasversali”) Emanuele Perugini (giornalista, gruppo “Italian Default”), Valerio Marinelli (praticante legale, Ass. 6° piano) Luca Schiaffino (Chimico, resp. Università Ass. 20 maggio), Francesco Fiore (Ass. Generazioninsieme) |



