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LE PARTITE IVA NON POSSONO AMMALARSI: VALLO A DIRE AL MIO CANCRO AL SENO PDF Stampa E-mail
Scritto da 20 maggio   

UNA PETIZIONE PER I DIRITTI E L'ASSISTENZA 

AI LAVORATORI AUTONOMI CHE SI AMMALANO

Ammalarsi seriamente è un’esperienza spiacevole per chiunque e non c’è da augurarlo a nessuno per definizione, ma quando questo succede ad un lavoratore autonomo inizia un doppio calvario. Se poi il malaccio è un cancro, hai fatto proprio bingo. Questa petizione è importante per garantire anche ai lavoratori autonomi il diritto alla tutela nelle situazioni di malattia. Essere lavoratori autonomi non deve essere considerata una colpa.

Chi può firmare

Tutti, ma davvero tutti: lavoratori autonomi, di tutte le tipologie; malati ma anche  sani (magari preoccupati per il loro futuro: "e se succede a me, che faccio?!"); uomini e donne; mogli, mariti, genitori, fratelli e sorelle, amici, colleghi e clienti dei lavoratori autonomi ammalati o preoccupati per i loro diritti in caso di malattia. E più in generale tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani.

FIRMA LA PETIZIONE

 

La mia storia
Mi chiamo Daniela Fregosi, ho 46 anni, sono una maremmana doc e mi occupo dal 1992 di formazione aziendale su tutto il territorio nazionale operando come libera professionista con partita iva (iscritta alla gestione separata Inps). Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno, intuendo le difficoltà che mi aspettavano come lavoratrice autonoma, ho cominciato a mettere in atto tutta una serie di strategie di adattamento alla mia nuova condizione. Ma per quanto tu riesca ad accogliere e gestire il cambiamento nella tua vita personale e professionale, un tumore rimane un tumore e non è un’influenza che, massimo 10 giorni, te la levi di torno. Ho iniziato quindi ad informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto, consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi realmente accaduto). Nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma.

Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una lavoratrice dipendente che poteva tranquillamente ancora contare sul suo stipendio regolare (mentre invece io sin dal primo mese ero stata costretta a fermarmi). Ma niente, nessun consiglio e nessuna dritta mi arrivava dai medici e dal commercialista. E' iniziato allora per me un viaggio terrificante con i patronati che fanno quello che possono con code interminabili di utenti in cerca di informazioni, l’operatori del call center Inps a cui devi spiegare tu l’ultima circolare del maggio 2013 riguardante i lavoratori autonomi e che ti ringraziano pure per l’informazione. Insomma, meno male che sono bella sveglia, che il tumore mi è arrivato alla tetta e non al cervello e che so navigare molto bene in internet, altrimenti ero fritta.

Oltre alla mancanza di informazioni e diritti, anche la beffa. Mi sono dovuta difendere, infatti, anche da un mantra ricorrente che mi ossessiona tuttora  “Ma come, non ce l’hai un’assicurazione privata?” Una cosa così la chiedono solo ai liberi professionisti, tutti convinti che, siccome ce la spassiamo alla grande a far quello che ci pare, a non avere padroni, ad evadere di brutto e ad arricchirci alla faccia degli altri poveri lavoratori, il minimo è che cacciamo i soldi almeno per le assicurazioni private e non rompiamo troppo le scatole all’Inps, anche se abbiamo un tumore. Sì, l’assicurazione malattia ce l’ho ma visto che dal 1997 L’inps ha reso obbligatori i versamenti e l’aliquota è passata dal 10% all’attuale 27,72%, i soldi doppi per pagare tutto un qualsiasi autonomo non ce l’ha. E’ già grasso che cola se riesce ad avere una piccola assicurazione malattia con premi bassi che non copre quasi nulla (giusto la degenza ospedaliera, non certo mesi e mesi di terapie per un cancro).

Mi sono letta innumerevoli guide e libretti informativi per pazienti oncologici dove venivano descritti i diritti dei lavoratori. Tutte le informazioni riguardano i dipendenti, di noi neppure un cenno. Come se non esistessimo. Come se in Italia non ci fosse il popolo delle P.Iva. Come se nessun lavoratore autonomo statisticamente si ammalasse mai seriamente o avesse diritto di ammalarsi come gli altri.

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GIOVANI SI #COGLIONI NO PDF Stampa E-mail
Scritto da leformiche.it   

 

GIOVANI SI #COGLIONI NO

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Giovani sì, coglioni no. È questo il concetto (chiarissimo) alla base della campagna provocatoria #Coglione No lanciata da Zero, un collettivo di registi e film-maker con base a Roma e Londra, realizzata per sensibilizzare l’opinione pubblica al «rispetto dei lavori creativi». Le tre videopillole lanciate su Youtube lo scorso 13 gennaio stanno letteralmente spopolando in rete (su Wired sono stati alcuni dei video più cliccati di sempre con quasi 30,000 like in meno di 24 ore) e rimbalzando all’impazzata sui social network.

Protagonisti un idraulicoun giardiniereun antennista, profili professionali richiestissimi oggi – ed è proprio qui che si gioca tutta la contraddizione – che, a lavoro ultimato, invece di ricevere la meritata retribuzione si sentono dire: «Forse ci siamo capiti male. Te lo dico onestamente, per questo progetto non c’è budget» o «non posso pagarti, ma puoi mettere questa esperienza nel tuo curriculum» perché, del resto, nella vita «per poter realizzare i sogni bisogna fare “un po’” di sacrifici». Oppure «dai, puoi inserirlo nel tuo portfolio», senza contare che «ti sto dando una grande opportunità di visibilità».

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