DocumentiData di inserimento
26/10/2010
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LA PROPOSTA DELLA CGIL
PER UNA RIFORMA ORGANICA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
Da troppo tempo si parla di riforma degli ammortizzatori sociali senza che concretamente si diano soluzioni innovative. La crisi globale che ha colpito l’Italia dall’ottobre 2008 ha contribuito in modo esponenziale ad evidenziare l’urgenza e la necessità di formalizzare un percorso di riforma degli ammortizzatori sociali. La crisi ha reso indispensabile intervenire sull’emergenza. Di qui le norme della legge 2/09, l’accordo governo/regioni, con il contributo delle parti sociali, del febbraio 2009, con l’enorme dilatazione degli ammortizzatori in deroga. Misure, queste, che cessano i loro effetti con la fine del 2010. La crisi, invece, continua, e con essa la falcidia di imprese e posti di lavoro, e a questo, cosa trascurata spesso nelle analisi, si aggiunge il costante peggioramento delle forme con le quali si costituiscono i nuovi rapporti di lavoro che prevalentemente escludono dalle tutele. Per questo è necessario come premessa un approccio duplice: da un lato assicurare risorse e misure adeguate per la copertura almeno dell’anno 2011, dall’altro la riforma organica del sistema. Del resto non è un caso se il governo, con procedura di dubbia solidità giuridica, abbia pensato, nel cosiddetto collegato lavoro attualmente in discussione in Parlamento, di resuscitare la delega contenuta nella legge 247/07 attuativa del Protocollo del 23/07/07, scaduta nel 2008. Procedura dubbia, anche perché le idee del governo espresse nel Libro bianco e poi parzialmente annunciate nel Piano triennale per il lavoro hanno ben poco in comune con gli originari criteri di attuazione della delega.
Per la Cgil, nel momento di presentazione della propria proposta, lo schema originario prefigurato nella delega ed espressione di un consenso assai largo tra le rappresentanze sociali, rappresenta invece un riferimento preciso che continua ad avere una esplicita validità. La crisi ha però ulteriormente evidenziato due aspetti che vengono ora presi in considerazione: il grado di inclusione/esclusione del sistema, e la necessità di garantire a chi supera la durata massima di fruizione dell’ammortizzatore una forma di reddito di ultima istanza, argomento quest’ultimo che sarà sviluppato in una successiva proposta.
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