Gruppo Formazione/Lavoro -Apprendimento Permanente


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L’apprendimento permanente per la democrazia, la partecipazione, l’occupazione, la cittadinanza”

A cura del Gruppo Formazione/Lavoro – Dipartimento Lavoro ed Economia – PD nazionale

 

1-L’apprendimento permanente per sostenere la crescita e l’inclusione sociale

Secondo recenti dati ISTAT la partecipazione annuale alle attività formative per classe di età 25-64 anni in Italia e è di circa 2.000.000 persone, pari al 6,2% della popolazione di riferimento. Questo dato pone l’Italia, rispetto all’apprendimento permanente, al 17° posto nella graduatoria dell’Unione Europea a 27.

E’ pertanto necessario e urgente potenziare qualitativamente e quantitativamente gli ambiti dell’educazione e della formazione in età adulta, affrontando la questione del lavoro, la questione del rischio alfabetico e della bassa scolarità, la questione della cittadinanza e della crescita culturale.

La prima operazione da promuovere riguarda l’integrazione delle diverse offerte formative : con riferimento al lavoro, il sistema di formazione professionale e della formazione continua (con il ruolo centrale delle parti sociali); per il rischio alfabetico e la bassa scolarità, la scuola con i Centri Territoriali Permanenti (CTP) e i corsi serali negli Istituti Superiori; per la cittadinanza e la cultura, le iniziative del terzo settore, le Università Popolari e della Terza Età, in parte finanziate da Regioni ed enti locali.

Nonostante si insista a affermare, con molta enfasi retorica, la specificità dell’educazione degli adulti, la centralità dell’analisi sociale, l’importanza dell’articolazione territoriale, la necessita di modalità e strumenti particolari, diversi da quelli adottati nell'educazione dei giovani, i dispositivi organizzativi e regolativi che dovrebbero attuare connessioni e intrecci tra sistemi,strutture, modelli differenti, mostrano forti segni di debolezza.

L’assenza di una efficace “regia” pubblica – a livello nazionale e nei livelli locali – di fatto affida l’incontro tra domanda e offerta alle “regole” del mercato.

Inoltre, in molte delle tipologie di offerta, sembra prevalere lo stesso target, composto per lo più da persone con livelli di istruzione medio-alti, mentre declina l’attenzione ai pubblici più difficili: quelli che comportano la predisposizione di azioni più complesse, la collaborazione sul territorio tra diversi soggetti, l’adozione di linguaggi comunicativi e di strumenti didattici più sofisticati. L’offerta stessa, in questi casi, non può presentarsi , sotto la forma di “cataloghi”, apprezzabili solo da parte dei soggetti più forti,ma deve essere supportata da servizi e professionalità di “mediazione” e di orientamento, da vera e propria “azione sociale”, da “comunità di apprendimento”, così come da accurate analisi dei fabbisogni.

Il sostegno legislativo alla realizzazione delle diverse politiche è comunque indispensabile: appare perciò di particolare importanza- nell'ottica condivisa del riconoscimento del diritto individuale all'apprendimento durante tutto il ciclo di vita - la ripresentazione del provvedimento predisposto dal precedente governo nel 2007, concordato tra Ministeri competenti, Regioni e parti sociali, i cui aspetti caratterizzanti riguardavano la validazione e la certificazione delle competenze comunque e dovunque acquisite ,la previsione dai permessi formativi per i lavoratori ,l’istituzione di un sistema territoriale di Orientamento,.la riforma e il potenziamento dei percorsi per l’educazione degli adulti.

2-La formazione continua per affrontare la crisi secondo il modello sociale europeo

 

Il modello sociale europeo richiede, per essere efficacemente rilanciato, un ripensamento delle politiche industriali integrate con le politiche dei saperi.

I saperi e le competenze sono infatti da considerare come gli elementi principali dell’identità del lavoro.

La crisi economica e sociale e le difficoltà della ripresa che si presenta senza effetti significativi sul mercato del lavoro, rendono sempre più urgente una strategia fondata sugli investimenti in formazione e ricerca. Per uscire dalla congiuntura sfavorevole e ritornare a crescere, è perciò necessaria una programmazione delle risorse che punti a rafforzare la qualità della produzione e del lavoro attraverso la ricerca ,la creatività,la cultura l’educazione, la formazione. Per raggiungere tali obiettivi è indispensabile l'acquisizione continua di maggiori e migliori conoscenze e competenze da parte dei lavoratori , nella costruzione di un nuovo modello economico e sociale stabile, duraturo, equo, capace di essere competitivo e innovativo valorizzando il lavoro.

In controtendenza con questi assi strategici si sta muovendo la politica governativa volta a tagliare in maniera massiccia gli investimenti nei sistemi di istruzione e formazione, che sono stati, in questi anni, fortemente ridimensionati nel nostro paese.

 

In particolare, il sistema italiano di formazione rivolto all’aggiornamento ,la riconversione, lo sviluppo della professionalità dei lavoratori ,seguita a evidenziare persistenti criticità, rese manifeste sia dalla ancora scarsa propensione delle imprese ad investire in tale ambito, sia dalla esclusione di fasce rilevanti di lavoratori, in particolare quelle più deboli (precari, donne, lavoratori più anziani e basse qualifiche) dalle opportunità formative finanziate con risorse pubbliche e/o private.

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