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SCHEDA SINTETICA SULLE PROFESSIONI PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Imola   

SCHEDA SINTETICA SULLE PROFESSIONI

Professioni regolamentate

Gli iscritti ad Ordini e Collegi in Italia, nel 2009, sono stati 2.006.015 (Censis).

Divisi in 24 Ordini e Collegi.(Agronomi, Agrotecnici, Architetti, Assistenti Sociali, Attuari, Avvocati, Biologi, Chimici, Commercialisti, Consulenti delo Lavoro, Farmacisti, Geologi, Geometri, Giornalisti, Infermieri, Ingegneri, Medici, Notai, Ostetriche, Periti agrari, Periti industriali, Psicologi, Spedizionieri doganali, tecnici sanitari).

Oltre agli Ordini professionali, che svolgono un improprio ruolo di rappresentanza legittimato dall’attuale maggioranza governativa di destra, si è affermata una rappresentanza volontaria dei professionisti in quanto datori di lavoro facente capo a Confprofessioni che si articola in sindacati per ogni professione.

Confprofessioni sottoscrive il CCNL degli studi professionali con le OO. SS. di categoria del Commercio (Filcams, Fisascat, Uiltucs).

Presso gli studi professionali lavorano oltre un milione di dipendenti con una media d’età sui 40 anni che sono per l’80% donne. Inoltre presso gli studi prestano la loro attività anche oltre 300 mila praticanti.

I professionisti non regolamentati

Il Censis stima questi professionisti attorno ai 3 milioni. Un numero molto consistente di professionisti non regolamentati svolge il proprio lavoro come lavoratore dipendente: il 65,40% esclusivamente come lavoratore dipendente e il 18,2% come dipendete ma anche collaboratore di altre società o enti.

Il reddito medio netto mensile dei professionisti non regolamentati è di 1200 €.

In Italia sono definibili “professionisti non regolamentati” quei lavoratori autonomi che svolgono una professione non protetta da Albi od Ordini specifici, o che volontariamente decidono di non iscriversi all'Ordine di riferimento (svolgendo una professione per cui l’iscrizione non risulta necessaria).

 

Si tratta di figure professionali vere e proprie, con associazioni di riferimento strutturate come: informatici, consulenti, pubblicitari, ricercatori, designer, amministratori di condominio, ma anche consulenti aziendali, formatori, traduttori, grafici, interpreti, bibliotecari, enologi, tributaristi, archeologi, redattori editoriali, restauratori, fumettisti, scrittori, attori, musicisti…

Il Colap è la più grande organizzazione di rappresentanza delle associazioni professionali non regolamentate (associa 214 associazioni professionali non ordinistiche) e, anche grazie all’azione della CGIL e della Filcams, ha aderito per la prima volta al CCNL degli studi professionali.

Il fatturato di tutto questo mondo è stimato in un 11,50% del Pil.

Le imprese italiane, anche vista la limitata dimensione d’impresa, reperiscono al di fuori dell’impresa l’82% (Rullani Univ. Venezia) dell’attività tecnica e professionale, e quindi anche molti degli elementi strategici di progettazione, di gestione, d’innovazione e di competizione che sono basilari nel mercato.

 

Le alte professionalità e i cosiddetti “lavoratori della conoscenza” sono passati nel decennio 1995/2005 dal 29% al 42% sul totale degli occupati (Butera – Univ. Bicocca Milano, 2008)

Tra tutti questi professionisti i lavoratori dipendenti sono tra il 60 e il 70%.

 

Per questi professionisti, che operano come lavoratori subordinati, sarebbe utile prevedere nei contratti nazionali una parte specifica che regoli il lavoro professionale, rivedendo e aggiornando periodicamente le declaratorie e i profili professionali, definendo la tutela delle professionalità e i compensi, le forme di certificazione o riconoscimento delle competenze professionali conseguite sul lavoro, le forme dell’aggiornamento professionale e il suo aggancio ai percorsi di carriera; il ruolo della bilateralità e della previdenza complementare per tutte le forme di lavoro presenti nell’organizzazione di un impresa; come dare dignità formale e giuridica ai sistemi di filiera e di rete andando ad accendere un rapporto costante e diretto tra il sindacato ed il sistema delle imprese che utilizza quelle competenze professionali; l’estensione effettiva e sistematica dei sistemi di prevenzione e sicurezza sul lavoro a tutte le modalità di lavoro.

I professionisti da tutelare

Si fa sempre più consistente nel mercato del lavoro anche un nucleo di professionisti non subordinati che operano sia in ambito “ordinistico” sia fuori dagli ordini e che hanno bisogno di nuove protezioni sociali, per le particolari condizioni di chiusura del mercato o per le regole imposte da committenti prevalenti o perché sono in regime di monocommittenza.

Non sono lavoratori parasubordinati o precari in senso stretto perché operano realmente come professionisti e in autonomia professionale utilizzando, come forma giuridica, la partita iva individuale, oppure lavorano come praticanti, con borse di studio ripetute, con la cessione di diritti d’autore, con associazione in partecipazione, ecc… ma hanno bisogno di protezioni sociali e lavoristiche specifiche a partire dall’equità dei compensi alle tutele sociali universali (malattia, maternità, ferie, infortuni, previdenza).

Non sono imprenditori perché nell’esercitare la loro professione vi è una prevalenza del lavoro rispetto al capitale e sono privi di mezzi organizzati d’impresa.

L’emergenza dell’attuale crisi economica impone anche una riflessione su forme straordinarie di sostegno al reddito per i circa 300 mila professionisti, in gran parte giovani, che hanno perso anche parzialmente il lavoro e sono privi di qualsiasi protezione sociale.