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LAVORO: UNA SINTESI INTELLIGENTE E' POSSIBILE PDF Stampa E-mail
Scritto da Beniamino Lapadula e Davide Imola   

DI seguito pubblichiamo l'articolo pubblicato sul sito ella Fondazione Nens (http://www.nens.it/zone/index.php) a Firma di Beniamino Lapadula e Davide Imola sulle posizioni del PD in tema di lavoro.

 

Lavoro: è possibile trovare una sintesi intelligente

Il documento approvato dall’Assemblea nazionale del 21-22 maggio 2010 ha fatto registrare, sul tema del lavoro, significative convergenze: salario minimo legato agli accordi collettivi, estensione per tutte le forme di lavoro delle tutele per la malattia, la maternità, la disoccupazione, l’introduzione dello Statuto del Lavoro Autonomo, proposta di una legge sulla democrazia sindacale. Il documento ha avuto anche il merito di affrontare la discussione sulla precarietà, facendola uscire dal dominio troppo angusto dei cultori del diritto del lavoro, concentrando l’attenzione sul differenziale di costo che incentiva attualmente il ricorso al lavoro precario rispetto al lavoro “regolare”. La proposta centrale del documento è infatti quella di incentivare i contratti a tempo indeterminato facendoli gradualmente costare di meno rispetto a quelli a tempo determinato e ai contratti atipici.

Tuttavia – ferme restando le posizioni approvate in sede di assemblea nazionale – alcune ipotesi emerse nel corso del dibattito soprattutto sulle modalità di inserimento al lavoro e di tutela dei lavoratori meritano, probabilmente, un’ulteriore riflessione. Il documento evoca il modello del contratto unico (proposto in progetti di legge presentati dai senatori del PD Ichino e Nerozzi) definendolo un obiettivo sostanzialmente valido, ma non realizzabile nell’attuale contesto economico segnato da una dinamica della produttività stagnante. Ma se si vuole arrivare ad una sintesi veramente condivisa ed affrontare contemporaneamente il problema della produttività, occorre svolgere una riflessione più articolata.

La flessibilità ottimale del lavoro, infatti, come ci ha insegnato Sylos Labini, non coincide con quella massima. Se c’è troppa rigidità, gli imprenditori, a fronte di un aumento della domanda, invece di assumere compreranno più macchine e introdurranno tecnologie e processi per risparmiare lavoro: ciò farà crescere la produttività, ma non l’occupazione. Viceversa se è facile licenziare, ci sarà alta crescita dell’occupazione, ma bassa dinamica della produttività, riduzione della forza contrattuale dei sindacati e bassa crescita dei salari nominali e, se c’è inflazione, anche dei salari reali. Una flessibilità efficiente oltre che socialmente sostenibile è, quindi, parte integrante del problema produttività e non qualcosa da rinviare a dopo che la produttività avrà avuto un suo periodo di crescita. Del resto da tempo anche la Banca d’Italia insiste sulla necessità di rivedere i sistemi di protezione e regolazione della flessibilità anche in ragione di una migliore performance della produttività.

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